Facendo una pausa mi spiegò:

 

<< Le persone molto fortunate, non sono in grado di rendersene conto, e quando sono insoddisfatte – cosa che capita spessissimo – guai a dir loro che possiedono più di quello che vedono, ma c’è una giustizia universale sai? Chiunque non apprezza continuamente tutti i tesori che ha, finisce per perderli proprio per la legge di mantenimento della stabilità o peggio ancora, nelle esistenze seguenti, si finisce per essere realmente poveri e disagiati >>.

Continuando…

 

<< Quando la principessa ebbe intorno ai quindici anni, cominciò a sentirsi sempre più inquieta e triste poiché ormai aveva tutto e nulla la rendeva più felice… e i suoi capricci aumentarono a dismisura. I genitori erano sconvolti e dispiaciuti, soffrivano moltissimo, poiché lei era scorbutica e maleducata anche con loro, malgrado le avessero dato tutto quello che potevano e avessero esaudito tutti i suoi desideri.

La principessa fu assalita da un’ansia indomabile, doveva pur esserci ancora qualcosa che non aveva, qualcosa che non aveva già visto, qualcosa di diverso, qualcosa di più, ancora un poco.

 

Non rendendosi conto delle sue ricchezze e della fortuna che riempiva la sua vita e le sue stanze, si sentiva incompleta. Malgrado avesse genitori amorevoli e sudditi servili, lei ne voleva ancora un poco.

Giochi, gioielli e stoffe di broccato, profumi e spezie, abiti e castelli; aveva di tutto e di più ancora, ma lei era infelice, completamente incapace di avere dei suoi averi una buona considerazione, ne voleva ancora un poco. Cominciava a stare sveglia tutta la notte, tutte le notti, guardava lontano, cercava di immaginare cose mai viste, ma purtroppo non ci riusciva, davvero le sembrava di aver visto di tutto e di più.

 

La sua tristezza e il suo malumore si fecero enormi, insopportabili. Lei come molti bambini moderni, e come moltissimi adulti, era alla continua ricerca di qualcosa, qualcosa che potesse renderla Felice per Sempre!

Cercava al di fuori di se stessa soddisfazione, poiché povera anima non aveva imparato a guardare con gioia dentro di Sé; dunque era sempre insoddisfatta e infelice, cercava di appropriarsi anche dei sogni altrui, di desideri e dei talenti altrui. Se vedeva qualcuno appassionato a qualcosa, ne voleva condividere l’essenza, riteneva che cotanta passione sarebbe stata sua se avesse posseduto lo stesso oggetto o avesse padroneggiato la stessa forma d’arte, ma Ahimè non era così.

L’oggetto posseduto non era fonte di passione e Viola perdeva l’attrazione per ciò che tanto aveva desiderato.

 

Viola vagava come una pazza su e giù per ogni dove, nelle sue proprietà, nei suoi castelli, andava e ritornava, mentre moltissimi adoranti servitori, cercavano di stupirla e convincerla della bellezza di cose nuove, ma lei nulla ormai… nulla trovava interessante, voleva sempre di più, sempre di più…Ancora un poco…

 

Durante una notte in cui sveglia, camminava sui merli della torre più alta del suo castello in riva al mare, concentrata nel suo ego profondo, vide qualcosa che attrasse la sua attenzione, un bagliore lontano che scomparve appena lei si rese conto di averlo visto. Allora lei disse: << Ancora un poco >>…e il bagliore riapparve, per poi scomparire di nuovo…lei ridisse << Ancora un poco >> …e il fenomeno si ripeté….

 

Questo evento, fece tacere l’inquietudine di quel cuore, una cosa lontana che ubbidiva ai suoi ordini, ma quanto poteva essere lontana, se ubbidiva? La bella principessa cominciò a calmarsi, sembrava avesse trovato una ragione di vita. In una profonda notte d’estate, dalla torre più alta del suo castello in riva al mare, cominciò a notare qualcosa, cercò di definirla, ma per tutta la notte non ci riuscì. Capì che somigliava a un bagliore, uno scintillio bellissimo…ma come tutte le cose, instabile e non continuo…

Ripeteva: << Ancora un poco…Ancora un poco…>>.

 

Quell’intermittente scintillio la tenne sveglia per giorni, poi per mesi e poi per anni…c’era sempre nello stesso punto, ma mai nello stesso momento. Viola passava i giorni, sempre più serena e tranquilla, ma di notte, sulla torre del suo castello, non voleva essere disturbata.

Ormai per tutti era diventata la principessa: << Ancora un poco… >>.

Quel luccichio notturno, che spariva per poi tornare, le insegnò ad avere contatto col momento presente.

E piano, piano, cominciò a notare ad apprezzare la bellezza di tutte le cose che negli anni aveva accumulato.

Tutte le notti, lassù sulla torre più alta del suo castello, guardava questa luce lontana, finché brillava, lei la sentiva propria, per poi perderla nel buio e poi ritrovarla ancora, cosa mai poteva essere? Cosa mai poteva averla in pugno? Cosa mai poteva dominarne i pensieri e le azioni? Era uno scintillio lontano a volte debole a volte forte, a volte vicino a volte lontano…nelle notti serene era puntuale, nelle notti nuvolose solo flebili tratti…le erano consentiti vedere…

Avrebbe dato qualsiasi cosa per sapere cosa fosse.

Come tutte le cose non apprese in profondità, anche questo benessere fu passeggero per Viola, amava il presente, ma solo quando poteva vedere quel bagliore, così quando il bagliore scomparve venne un periodo triste e se la tristezza è alimentata si trasforma in disperazione. Una notte la disperazione era al culmine, poiché da nove notti ormai Viola non vedeva più la sua luce…malgrado urlasse ancora un poco, ancora un poco, continuamente, la luce non tornava.

 

 

 

Apparve al suo cospetto un essere luminoso e le fece un dono, le disse:

<< Anima inquieta difficile da appagare

Un dono bellissimo ti voglio fare,

Per nove notti ogni mese tu dotata di ali sarai.

Finché la tua amata luce

Trovato avrai >>.

 

Grazie a questo incanto, il corpo della principessa Viola fu avvolto da una nube di scintillio dorate, e divenne piccolo e leggero e ricoperto di piume, le sue mani e le sue braccia si tramutarono in ali, i suoi occhi divennero piccolissimi, ma in grado di vedere lontano, lontano…

 

S’innamorò delle sue Ali, le muoveva in tutte le direzioni, le apriva e richiudeva, le abbassava e le alzava…che belle che erano…

 

Che difficili da muovere nel verso giusto e poi che peso…si mise sul cornicione della torre, spinse la sua testa a guardar giù e il peso della testa la costrinse a buttarsi, a buttarsi giù nel cielo, ma lei non sapeva volare e cadde rovinosamente sulla scogliera. Così capì che le prime nove notti, le sarebbero servite per imparare a volare… il suo motto divenne: Ancora un poco per imparare!

 

Poi venne un altro mese, altre nove notti, durante le quali dovette imparare che avere le ali e volare, era difficile e stancante… il suo motto divenne: Ancora un poco per volare!

Poi trascorse un altro mese, altre nove notti in cui scoprì che per volare bene, serve muscolatura ben formata e istruzioni… il suo motto divenne: Ancora un poco per rafforzare!

Poi, per altre nove notti venne il tempo di imparare che necessitava concentrazione e conoscenza di tutte le sue piume… il suo motto divenne: Ancora un poco per conoscenza ottenere!

Poi, per altre nove notti dovette scoprire che necessitava il controllo di ogni piuma altrimenti era molto facile cadere e ferirsi… il suo motto divenne: Ancora un poco per non cadere!

Poi, per altre nove notti scoperse che necessitava la fiducia in tutto quello che sapeva… il suo motto divenne: Ancora un poco per credere!

Poi per altre nove notti comprese che necessitava attenzione per tutte le cose nuove che percepiva… il suo motto divenne: Ancora un poco per l’attenzione!

Poi per altre nove notti dovette imparare che il volo necessitava applicazione costante… il suo motto divenne: Ancora un poco per la costanza!

Poi per altre nove notti imparò che era bene sapere dove andare, ma ricordare sempre da dove si è partiti, era importante… il suo motto divenne: Ancora un poco per ricordare!

Quindi ecco che si sentiva pronta, per nove notti, per nove mesi, nove insegnamenti, nove momenti di crescita, ma si rese conto che tutto questo lo aveva imparato solo volando intorno alla sua casa, distanziandosi dalle sue origini di pochissimi metri. Lei che ormai credeva di avere imparato tutto sul volo, non si era mai resa conto che volava e imparava, Si; ma sempre solo vicinissima alla sua casa…

 

Era arrivato il momento, il momento per cui aveva tanto faticato, ma ormai non sapeva più perché stava cercando di volare, ormai vedeva tutto da un’altra prospettiva: non ricordava più il motivo della sua ricerca.

Ormai era diventata la ricerca, non riusciva a distinguere un momento dall’altro… sapeva solo di sentirsi finalmente libera…

E così ogni volta che le nove notti si avvicinavano, aveva mille nuovi posti da vedere, cercava di allontanarsi sempre di più, da tutto ciò che le era chiaro, da tutto ciò che conosceva, da tutto quello che sapeva. Gli anni passavano e lei, sempre molto presa da questa nuova conoscenza, chiedeva sempre ancora un poco a se stessa.

Aveva la certezza di sapere tutto, di vedere tutto, di essere l’unica creatura al mondo a vedere le cose così com’erano in realtà.

Una notte mentre volava nelle tenebre, ebbra di se stessa, tutto attorno all’improvviso si fece veramente cupo e freddo e lei sentì di nuovo sofferenza e agonia, sofferenza e dolore.

Turbini di vento la sbattevano qua e là, le sue ali si spiumavano, cercava di chiedere aiuto, ma le uscì un solo suono gracchiante dalla gola, comprese che nessuno poteva aiutarla, mentre il vento le soffiava contro e la pioggia cadeva forte, lei rivide nelle tenebre quella luce.

Come se a un tratto si dileguasse il tutto, si riaccese nel cuore e nella mente il ricordo del suo passato, a un tratto si rese conto che aveva dimenticato ciò a cui più agognava: “La Luce”.

Ricordò che aveva dimenticato il suo motivo, la ragione dimenticata, aveva cominciato un viaggio, per dimenticare se stessa e tutte le sue cose materiali…e alla fine aveva dimenticato quello che la spinse a scegliere di dimenticare.

Capì che doveva seguire quella luce, comprese di dover mantenere i nervi e il cuore saldo nei momenti in cui quella luce spariva, ripetendosi: << Ancora un poco, Ancora un poco, Ancora un poco!!! >>

Fino a che volando nel momento di buio tra l’alternanza della luce, sbatté forte contro un muro cadde e perse i sensi.

 

Al mattino si risvegliò su di un piccolo promontorio, era Donna o Uccello?

Non lo sapeva, percepiva di se qualcosa che andava al di là, una meravigliosa sensazione di leggerezza e sicurezza, anche se non sapeva più che cosa era e non sapeva come mai fosse lì, su questo promontorio.

 

Sul promontorio c’era un’altissima costruzione, circolare e stranissima, cercò un modo per entrare e girandoci attorno, trovò una piccola porticina ed entrò.

L’ambiente era accogliente. C’erano un piccolo letto, un camino, e una scala a chiocciola che saliva su, su.

Lei decise di seguire la scala.

Salì fino in cima: che fatica!

Lassù trovò uno specchio grandissimo, che risplendeva in una maniera stupenda. La luce proveniva da uno splendido tesoro, c’erano bellissimi gioielli, su cui c’erano scritte parole:

<< Figli, Amore, Famiglia, Salute, Bellezza… Casa, Conoscenza, Sapienza, Rispetto…>> erano i tesori dell’umana vita e così si voltò e vide quel bellissimo essere che l’aveva aiutata a divenire un uccello, lei lo riconobbe e rise di gioia.

<< Ciao finalmente ti sei ricordata? Ti ho aspettato a lungo >>.

<< Ah si? Come mai mi aspettavi?>> lui le disse ancora: << Io sono lo Spirito del Faro, io sono il Faro>>.

 

Lei chiese: << Cos’è un faro?>>

 

Lui rispose: << Il Faro è quello che hai seguito fin qui, quel bagliore che ti faceva sentire che c’era di più. Il Faro è la via, il Faro è la destinazione, il Faro è il cammino, il Faro è l’inizio, il Faro è la fine, il FARO E’, il Faro è la meta, il Faro è la materia e il Faro è anche lo Spirito.

Il Faro son io e il Faro sei TU>>.

 

Lei chiese: << Come posso io essere il Faro?>>.

Lui rispose: << Tu sei il Faro quando ti rendi conto che mille ricchezze non appagano il tuo cuore, tu sei il Faro, quando cerchi una soluzione, sei il Faro, quando la trovi. Sei il Faro, quando hai un nuovo progetto, sei il Faro, quando ricerchi qualcosa di più, quando cerchi qualcosa di lontano, quando nasci, quando muori, quando arrivi >>.

La guardò negli occhi e le disse: << Per Tutto quello che hai cercato, per tutto quello che hai lasciato, per tutto quello che non sai, per tutto quello che sai, alla fine te ne sei ricordata, anche se ti sei dimenticata del motivo della tua ricerca. Se come Tutti hai pensato che l’unica cosa che contava era la Ricerca, se sei diventata la ricerca smettendo di cercare e hai confuso il cercare con la ricerca, alla fine sei tornata al motivo primo della tua smania.

Il faro: l’unico vero punto! L’unico che ti ha distolto dalla tua sofferenza.

Dimmi ora cosa vuoi fare?>>

 

<< Ho cercato sempre di starti lontana? >>

<< Sì, malgrado credessi di star lottando per raggiungermi >>.

<< Ho sempre pensato che ci fossero mille cose che non sapevo? >>

<< Sì, quando invece le contenevi tutte >>.

<< Ho reso nullo questo viaggio? >>

<< Sì, quando hai dimenticato che era solo un altro viaggio e No quando sei tornata >>.

<< Tutto questo ha un senso? >>

<< Sì, quello che gli vorrai dare >>

<< Io non sento di aver finito! Ne voglio Ancora un po’>>

<< Per questo tornerai ancora…>> […]

 

 

 

Ora ti prego, non dimenticare cara Alchimilla, che ogni viaggio: è solo un Viaggio. La principessa Viola questo lo comprese, quando la coscienza si aprì alla profondità della ragione che ispira l’esistenza.

Non si sa se tornò Donna o restò uccello, quel che è certo è che l’essere uccello condizionò per sempre e per tutte le donne, l’avvenire. Ogni donna ama ogni cosa che luccica così come la gazza. È come se un antico patto atavico si manifesti ancora nel cuore di tutte le donne. In qualche modo è da quest’unione che nacque la parola Ra – Gazza. Termine con cui normalmente si appellano le giovani donne.

Ogni giovanetta è Principessa e al contempo Gazza, come Viola, la cui storia ci trasmette quel che è certo, come donna, come umana, cominciò un viaggio alla ricerca dell’appagamento razionale dei suoi desideri, il viaggio la portò a perdersi come succede a tutti dentro la ripetizione delle azioni quotidiane. Crediamo di dover avere, poi di avere l’obbligo di fare, crediamo di avere la necessità di costruire per sentirci migliori. Quando tutto giunge a compimento, ricominciamo da capo.

L’unica cosa certa? È certo che Viola fu una Donna, una Donna con le ali >>.

 

Nonna, poggiò la sua mano sulla mia spalluccia destra e continuando a parlare mi disse:

 

<< Non dimenticare Alchimilla, la Gazza in questo racconto è il simbolo dell’Anima incarnata in un corpo, Anima che, mentre vive si affeziona a oggetti e persone o gesti e capacità, ma che poi quando lascia la terra e torna verso il faro, dimentica e lascia.

La Gazza / Anima ricorda a tutti noi che abbiamo scelto di vivere una vita umana. Per conoscere il Meglio e meglio il disegno della creazione dell’universo, che nasce anche lui comunque dal nostro desiderio. Nasce dai nostri progetti, da quello che desideriamo, da quello che vogliamo vedere, la Gazza contiene come animale totemico il potere della ricerca e della scoperta e il potere della riuscita, dell’andata e del ritorno, tieni sempre gli occhi sul Faro, osserva la tua vita e sappi che ogni volta che ti capita di rifare o rivivere una certa esperienza, è solo perché la tua Anima ti dice che deve ancora imparare>>.

 

Poi continuando disse ancora: << Nel caso di Viola; la Principessa/Gazza rappresenta l’attaccamento alle cose materiali. La tendenza a fare i capricci a usare l’infelicità come scusa per ottenere quello che si desidera. Questa forma di comportamento, spesso è dannoso per chi fa i capricci, ma specialmente per chi li subisce, non commettere però l’errore di pensare che solo i bambini facciano i capricci, perché molto più fastidiosi e Involuti sono gli Adulti piagnucoloni.

Le persone insoddisfatte tendono a vedere negli altri la causa della propria sofferenza e tendono a non reputarsi la causa prima della propria sofferenza. Riversando la sua colpa sugli altri: Figli, Mariti, Genitori, Amici. Finché queste persone tendono a reputare sempre gli altri colpevoli delle proprie mancanze, non saranno in grado di crescere e non evolveranno mai…

Perché effettivamente la crescita viene dall’assumersi le proprie responsabilità, dei propri stati emotivi e mentali, economici e fisici.

Poi, non commettere l’errore di credere che i sogni siano sbagliati, perché nel desiderio è nascosta la forza della creazione e dello sforzo per raggiungerla, la forza dell’anima che realizza se stessa, solo che bisogna saper distinguere ciò che si può avere da ciò che non si può. Ti spiego: pregare per la guarigione di qualcuno va bene è cosa buona, ma pregare perché una persona ci ami è male, molto male. In questo modo si lede il diritto al libero arbitrio di ciascuno, questa è una forma di Magia Negativa. Il desiderio deve restare puro per poterlo focalizzare e tendere alla soluzione che è il raggiungimento dello scopo >>.

 

Continuando disse <<Per proteggerti dalle principesse Gazze…ricordati, queste parole…parole che mi disse la mia Anima, quando la incontrai:

Ricorda: Opera per prima per la tua felicità!

Non come scopo ultimo, ma solo per tenere presente che è molto difficile rendere felici gli altri…

Non puoi pensare di vivere per rendere felici gli altri!

Poiché nessuno, se non tu stessa, potrà renderti Felice.

Tieni gli occhi sul Faro, ricorda che sei qui per imparare a conoscere e usare il tuo potere personale!

Punta la tua meta.

 

Vai avanti, credi in te stessa e nella visione del tuo futuro!

 

Ricorda: Fai attenzione all’aggressività passiva in cui gli altri vorrebbero attrarti.

Attenta ai piagnistei

Ricorda che chi piange raggiunge sempre tutto quello che vuole e usa il pianto come arma!

Attenta perché le persone piagnone, domano e dominano gli altri e li manipolano!

 

Sappi che hai potere

Ricorda che sei forte

Ricorda che puoi riuscire

Ricorda che devi mettere dei freni.

 

Ti ho creato perfetta e, quello che sai funziona, applicalo prima per te stessa.

 

Sei il mio Braccio

La mia Voce

La mia Sapienza

Il mio Suono

Il mio Cammino

La mia Bellezza

La mia Salute

La mia Scrittura

Sei la mia Gioia.

Chiedi alla tua anima, che manifesti la meta cui desidera arrivare, vedrai che te la mostrerà…>> …

 

Mi fece un occhietto e si distese sul masso per meditare un po’. Io la guardai, poi continuai a pensare a ciò che mi disse mentre giocavo nel boschetto, al ritorno a casa certa nel cuore…scrissi…

 

tratto da Una Magica Estate con Nonna Malva di Michela Chiarelli

Favolisticamente Magia

A Scuola dalla Sciamana