In questi giorni , in questo tempo di paura e timore della morte, ci uniamo spesso in preghiera… e i miei figli mi chiedono, mentre effluvi di incenso deodorano la stanza e campane di cristallo vengono percosse: “Chi è Dio, com’è la Dea… perché preghiamo Mamma?”

Noi crediamo che Dio sia in ogni cosa e la Dea doni vita a tutte le forme anche a quelle che crediamo ferme, immobili, materiche, poiché ogni cosa è per noi pervasa dal grande spirito.

Ho iniziato un viaggio… alla ricerca di risposte… e fermo restando che molte di queste in effetti le troviamo dentro di noi… ho trovato informazioni interessanti che desidero condividere con voi quattro o cinque che mi leggete!

Ho notato grandi somiglianze, tra tutti i miti, tutte le storie, le leggi e gli archetipi… dalla Mesopotamia alla Scandinavia…. dalla Grecia al Giappone… e in questa parte ci tengo a accennare allo Shintoirmo… che trovo molto sciamanico

Lo shintō, scintoismo o shintoismo è una religione di natura politeista e animista nativa del Giappone.

Prevede l’adorazione dei “kami”, cioè divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali. Alcuni kami sono locali e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale, come per esempio Amaterasu, la dea del Sole. Il Dio delle religioni monoteiste occidentali in giapponese viene tradotto come kami-sama (神様?). Talvolta anche le persone illustri, gli eroi e gli antenati divengono oggetto di venerazione post mortem e vengono deificati e annoverati tra i kami.

La parola Shinto ha origine nel VI secolo, quando divenne necessario distinguere la religione nativa del Giappone da quella buddista di recente importazione, prima di quell’epoca non pare esserci stato un nome specifico per riferirsi ad esso. Shinto è formato dall’unione dei due kanji: 神 shin che significa “divinità”, “spirito” (il carattere può essere anche letto come kami in giapponese ed è a sua volta formato dall’unione di altri due caratteri, 示 “altare” e 申 “parlare, riferire”; letteralmente ciò che parla, si manifesta dall’altare. 申 ne determina anche la lettura) e 道 tō in cinese Tao (“via”, “sentiero” e per estensione; in senso filosofico rende il significato di pratica o disciplina come in Judo o Karatedo o ancora Aikidō).

Quindi, Shinto significa letteralmente “via del divino“. In alternativa a Shinto, l’espressione puramente giapponese — con il medesimo significato — per indicare lo Shintoismo è Kami no michi. Il termine “shintō” viene adoperato anche per indicare il corpo del nume, ovvero la reliquia presso cui il kami partecipa materialmente (per esempio una spada sacra).

Nella seconda metà del XIX secolo, nel contesto del Rinnovamento Meiji fu elaborato lo Shinto di Stato (国家神道 Kokka Shintō?), che mirava a dare un supporto ideologico e uno strumento di controllo sociale alla classe dirigente giapponese, e poneva al centro la figura dell’imperatore e della dea Amaterasu, progenitrice della stirpe imperiale. Lo Shinto di Stato fu smantellato alla fine della seconda guerra mondiale, con l’occupazione del Giappone. Alcune pratiche ed insegnamenti shintoisti che durante la guerra erano considerati di grande preminenza ora non sono più insegnati o praticati mentre altri rimangono grandemente diffusi come pratiche quotidiane senza però assumere particolari connotazioni religiose, come l’Omikuji (una forma di divinazione).

Le origini dello Shintoismo si sono perse nel tempo, ma pare che si sia originato alla fine dell’ultimo Periodo Jōmon. Esistono diverse teorie riguardo agli antenati del popolo giapponese odierno; la più accettata è quella che li indica come discendenti di popolazioni dell’Asia Centrale e dell’Indonesia.

Più probabilmente dopo l’arrivo dei primi antenati del popolo giapponese, ogni villaggio e area aveva la sua propria collezione di divinità e riti senza alcuna relazione tra un culto locale e l’altro. In seguito all’ascesa degli antenati dell’odierna famiglia imperiale giapponese andò probabilmente a crearsi un pantheon stabile, anche se mai definitivamente, in quanto anche oggi le divinità sono innumerevoli, proprio perché considerate manifestazione della natura stessa, sacra in ogni sua forma.
Secondo la fede Shintoista, lo spirito umano è eterno, proprio come i kami. Come nella maggior parte delle concezioni orientali l’aldilà è concepito dallo Shintoismo come una sorta di livello esistenziale superiore. Quando si muore dunque, per lo Shintoismo, si cambia semplicemente forma di esistenza, si accede ad un altro tipo di esistenza. Questa è la concezione più moderna.

Poiché lo Shintoismo è coesistito pacificamente con il Buddhismo per oltre un millennio, è molto difficile separare le credenze buddhiste da quelle shintoiste. Si può dire, con consapevole e necessaria semplificazione, che mentre il Buddhismo promuove il distacco dai desideri e dagli attaccamenti, lo Shintoismo enfatizza questa vita e la ricerca della felicità in essa; sebbene abbiano prospettive molto diverse sul mondo, la maggior parte dei giapponesi non vede alcuna necessità di riconciliare le due religioni e pertanto le pratica entrambe. Perciò è comune per molte persone praticare lo Shintoismo in vita ed essere comunque sepolte con un funerale buddhista.

Nello Shintoismo antico veniva ovviamente dato maggior peso alla mitologia. Si credeva in una serie di paradisi, già c’era quindi la concezione della pluralità esistenziale, anche se non espressa filosoficamente tra il popolo. Tra questi paradisi si annoverano: l’aldilà del cielo, l’aldilà Yomi, l’aldilà Tokoyo, l’aldilà delle montagne. Questi luoghi non sono descritti né come posti ameni né con caratteristiche infernali, ma come luoghi molto simili al mondo terrestre.

Etica
«La sincerità porta alla verità. La sincerità è saggezza, che unisce l’uomo e il divino in un tutt’uno.»

«Sii caritatevole con tutti gli esseri: l’amore è la prima caratteristica del divino.»

Lo Shintoismo presenta un’infinità di insegnamenti positivi, che nascono anche come conseguenze dei suoi precetti fondamentali. Una prima regola etica è sicuramente la disponibilità verso gli altri. La religione shintoista insegna che l’uomo deve sempre offrirsi per aiutare il prossimo, caritatevolmente, sinceramente e amorevolmente, per mantenere l’armonia e il benessere nella società. Conseguentemente lo Shintoismo incita al contenimento dell’egoismo e dell’egocentrismo, promuovendo invece l’umiltà.

«Non vi è posto per l’egoismo nello Shinto.»

Minamoto Yoshitsune:

«Ammettere uno sbaglio è il primo segno di una grande saggezza.»

Il culto shintoista pone, in generale, al primo posto l’interesse della comunità e il pubblico benessere. Ciò non significa che i diritti individuali e la famiglia siano ignorati. Al contrario, è sullo sfondo dei riti religiosi, come conseguenza delle azioni verso gli altri, che l’intimità, il carattere individuale di una persona e i suoi rapporti con il prossimo, sono ampiamente promossi.

Sebbene lo Shintoismo non abbia comandamenti assoluti al di fuori di vivere una vita semplice ed in armonia con la natura e le persone, si dice che ci siano Quattro Affermazioni che esprimono tutto lo spirito etico di questa religione:

La famiglia è il nucleo principale della vita di una persona, è il gruppo in cui e attraverso cui una persona cresce, e da cui eredita un approccio e una visione del mondo ben precisi. Di conseguenza a questa grande importanza, il nucleo familiare è un fondamento necessario al benessere dell’individuo, e come tale va tutelato ed in particolare mantenuto armonico.

La natura è sacra, in quanto espressione del divino; conservare un contatto con essa comporta il raggiungimento della completezza e della felicità, e significa mantenersi vicino ai kami. Come tale la natura va rispettata, venerata e soprattutto tutelata, poiché è da essa che deriva l’equilibrio della vita.
La pulizia è un componente essenziale dello Shintoismo, pulizia consente purezza, e la purezza è una delle massime virtù. La pulizia è essenziale per condurre una vita armoniosa: il fedele shintoista ne fa largo uso, sia su sé stesso che negli ambienti in cui vive; i templi shintoisti vengono tenuti sempre impeccabilmente puliti dai sacerdoti.
I matsuri sono i festival dedicati ai kami. In questi giorni il fedele shintoista prega nei templi, o nella propria casa. Per festeggiare le divinità, vengono allestiti feste, processioni e banchetti. I matsuri vengono organizzati dai templi o dalle comunità. Queste feste sono parecchie durante l’anno e vanno da quelle più importanti e nazionali a quelle dei piccoli paesi. I giorni normali sono chiamati ke (“giorno”) e quelli di festa sono detti hare (“soleggiato” o semplicemente “buono”).

Purificazione: Concetto di impurità

Secondo lo Shintoismo non c’è niente di peccaminoso di per sé, piuttosto certi atti creano un’impurità rituale che una persona dovrebbe voler evitare semplicemente per ottenere pace mentale e buona fortuna, non perché l’impurità sia sbagliata in sé stessa. Il male e gli atti sbagliati sono chiamati kegare (letteralmente “sporcizia”), e la nozione opposta è kiyome (letteralmente “purezza”). L’uccisione di un essere vivente, considerata come atto impuro, dovrebbe essere fatta con gratitudine e con riverenza nei confronti dell’animale e ridotta al minimo, praticata solo quando altamente necessario.

I giapponesi moderni continuano a enfatizzare grandemente l’importanza dell’aisatsu, l’insieme di frasi e saluti rituali. Prima di mangiare molti giapponesi dicono itadakimasu (“ricevo umilmente [questo cibo]”), in modo da prestare un appropriato rispetto per chi ha preparato ed in generale per tutti quegli esseri viventi che hanno perso la loro vita per permettere quel pasto. La mancanza nel mostrare rispetto può essere considerata come un segno di orgoglio ed un’assenza di preoccupazione per gli altri. Questa attitudine è evitata, perché si pensa che possa causare problemi per tutti. Chi fallisce nel tenere in giusto conto i sentimenti delle altre persone e dei kami attrarrà su di sé la propria disgrazia. La peggior espressione di questa attitudine è lo sfruttare la vita degli altri per il guadagno o godimento personale. Si crede che le persone uccise per mano altrui provino urami (“rancore”) e diventino aragami, spiriti potenti e malvagi che cercano vendetta. Per tutti questi motivi, nelle moderne aziende giapponesi, non viene intrapresa alcuna azione prima che venga raggiunto un consenso e una consapevolezza unanime.

I riti di purificazione sono una parte vitale dello Shintoismo e sono stati adottati anche nella vita moderna. Un rito di purificazione personale è legato all’acqua, elemento purificatore per eccellenza: consiste nel rimanere sotto una cascata o nell’eseguire delle abluzioni rituali alla foce di un fiume o nel mare, oppure semplicemente mediante le apposite fonti dei templi; quest’ultima pratica è richiesta quasi sempre prima dell’accesso al luogo sacro. Queste due forme di purificazione sono spesso dette 祓 harai. Una terza forma di purificazione è l’astensione da qualcosa, cioè un tabù (per esempio alle donne non venne permesso di scalare il Monte Fuji fino al 1868). I tabù sono pressoché scomparsi nello Shintoismo moderno. Tra le altre credenze vi è quella di non pronunciare parole considerate di malo auspicio ai matrimoni, come ad esempio la parola tagliare, o non partecipare ai matrimoni se di recente si è persa una persona cara.

Nelle cerimonie di purificazione vengono generalmente utilizzati vari elementi simbolici, tra i quali spiccano la già citata acqua, il sale e la sabbia. Gli atti generali di pulizia sono chiamati misogi, mentre in specifico, la purificazione personale all’ingresso dei templi, che consiste nel lavarsi mani e bocca, è chiamata temizu o anche imi. Un rituale misogi ancora oggi molto praticato è quello che consiste nel gettare acqua nei dintorni della propria casa, per ottenerne la purezza.

I riti di purificazione sono sempre il primo atto di una qualsiasi cerimonia religiosa, e vengono praticati anche per benedire avvenimenti importanti. Per esempio i nuovi edifici costruiti in Giappone vengono spesso benedetti da un sacerdote shintoista, come vengono benedetti anche i nuovi aerei o le nuove automobili. Questo tipo di rituale purificatorio è chiamato jichinsai. Addirittura un rito di questo tipo venne tenuto nel 1969 per benedire la missione sulla Luna dell’Apollo 11.

Il sale è, dopo l’acqua, l’altro elemento importante nei rituali di purificazione. Le cerimonie legate al sale vengono genericamente chiamate shubatsu. Vi sono varie cerimonie in cui il sale viene sparso in un determinato luogo per eliminare le impurità, chiamate maki shio (letteralmente “sale sparso”). Di solito all’ingresso delle case vengono posti dei contenitori di sale, chiamati mori shio, che si crede abbiano l’effetto di purificare chiunque entri nell’abitazione. Il maki shio è praticato nelle case, e anche, alternativamente o insieme all’acqua, prima della costruzione di un edificio. Il sale viene offerto simbolicamente anche alle divinità, ponendolo sugli altarini domestici kamidana (vedere la sezione sul culto domestico).

Venerazione

«Una preghiera sincera giunge al cielo. Una preghiera sincera realizzerà sicuramente la divina presenza.»

«Il primo e più sicuro passo per entrare in comunione con il divino è la sincerità. Se si prega una divinità con sincerità, si riesce a percepire la divina presenza.»

La venerazione, nello Shintoismo, ha una valenza molto profonda ed è considerata un atto puro e sincero. Il rito shintoista tende a soddisfare i sensi dell’uomo e ad armonizzare e pacificare la mente. Ciò è favorito dalla forte estetica del rito stesso, caratterizzata da immagini, suoni e profumi. Le cerimonie sono dunque innanzitutto volte a manifestare riverenza e ammirazione nei confronti della grandezza infinita dei kami, ma anche, e non da meno, lo scopo delle cerimonie è quello di rendere l’uomo cosciente della verità che lo circonda, facendone scaturire pace e armonia.

 

Culto templare

Nello Shintoismo moderno il cuore del culto è sicuramente il tempio (jinja), in cui si celebrano numerose cerimonie e pratiche. Non c’è un giorno preciso della settimana in cui si svolgono le cerimonie, i templi sono infatti costantemente aperti e disponibili per i fedeli, che possono recarvisi per pregare gli dèi e fare offerte in qualsiasi momento desiderino. Gli spazi sacri tendono ad essere particolarmente affollati soprattutto nei giorni in cui cadono i matsuri, ovvero i festival nazionali. Il tipo di preghiera con cui il fedele cerca un contatto con i kami non segue regole specifiche, ognuno può infatti avere un approccio totalmente personale alla venerazione. Generalmente, nei giorni non festivi, ci si reca al tempio chiedendo agli dèi protezione costante sulla famiglia, fortuna per superare esami scolastici, e ovviamente molto altro.

La venerazione corrisponde sempre ad un contatto con il mondo naturale, che rende i templi oasi di pace all’interno delle caotiche città. Il culto templare sottolinea l’appartenenza dell’uomo all’universo di cui è parte. I riti aiutano il fedele a comprendere la via che deve intraprendere nella vita, gli offrono forza e sostegno per superare le difficoltà e sostengono la sua visione spirituale del mondo, tra sacralità e purezza. L’estetica del tempio, sostanzialmente, è un elemento fondamentale per la preghiera e la venerazione, è un tutt’uno con esse. Il tempio è infatti considerato un edificio mistico, un luogo in cui è possibile trovare un contatto e respirare la sacralità del mondo, che il luogo sacro in un certo senso canalizza.

I rituali collettivi sono organizzati dai sacerdoti. Questi rituali sono molto precisi e dettagliati, rappresentano infatti l’equilibrio del mondo, e con un tale significato vanno rispettati nella loro interezza. Il modello rituale divenne comune a tutti i templi nel corso del XIX secolo. Oggi, la Jinja Honcho, nella sua costante opera di modernizzazione dello Shintoismo, sta introducendo nuovi modelli rituali, più adatti all’era moderna.

Culto domestico

La venerazione non deve essere un atto esclusivamente pubblico, è infatti spesso praticata anche tra le mura domestiche. È comune allestire degli altarini, chiamati kamidana (letteralmente “mensola dei kami”), su cui comunemente viene posizionato uno specchio, l’oggetto che meglio consente di dare una rappresentazione dei kami. È possibile inoltre aggiungervi oggetti sacri come ad esempio amuleti, acquistabili presso i templi. L’altare è utilizzato per offrire preghiere e incenso alle divinità, oltre ad una serie di elementi tradizionali tra cui: il sale, l’acqua e il riso.

 

Luoghi naturali

In alternativa a templi ed altari domestici, un luogo considerato sacro, a volte addirittura più degli edifici costruiti dall’uomo, è la natura stessa. Montagne, laghi, isole, scogliere, spiagge, foreste e prati rappresentano una delle vie per giungere alla contemplazione del sacro e alla percezione della dimensione divina dell’universo.

Offerta

Un’offerta, nello Shintoismo, è un rituale simbolico che consente di donare qualcosa agli dèi, mettendosi in contatto con loro. Ci sono vari tipi di offerta, anche se i più comuni sono gli ema e gli origami.

Gli ema (絵馬) sono generalmente atti di donazione da parte dei fedeli ai templi. In epoca medievale i ricchi potevano donare dei cavalli ad un tempio, specialmente quando richiedevano l’aiuto della divinità (ad esempio per vincere in battaglia). Per favori di entità minori divenne costume donare la pittura di un cavallo in forma simbolica, e questi ema sono popolari anche oggigiorno. Il fedele può acquistare al tempio una tavoletta di legno con sopra l’immagine di un cavallo, o di altri elementi (simboli dello zodiaco cinese, persone o oggetti associati al tempio, e altro), vi scrive sopra un desiderio o una preghiera e l’appende ad una bacheca nel tempio. In alcuni casi se il desiderio si avvera o la preghiera viene soddisfatta ne appende un altro come ringraziamento. In molti templi è consueto anche offrire origami.

Concezione di divinità

Lo Shintoismo è una religione cosmica. Con questa definizione si intende affermare che si tratta di una religione che vede tutto il cosmo, ovvero tutto ciò che esiste, come pura manifestazione del divino, è dunque una religione dai caratteri panteistici. Nella religione shintoista ogni cosa è sacra poiché la materia stessa che costituisce tutte le cose che esistono ha un fondamento divino. In primo luogo, dunque, la principale forma di entità divina è l’esistenza stessa, la natura, qualunque essa sia. Procedendo su questo piano, e affermando le forti basi animistiche su cui si basa, si può dire che lo Shintoismo insegna che ogni cosa è detentrice di una forza divina, una divinità, uno spirito che la presiede e ne forgia l’esistenza.

Musubi

Nella cosmologia shintoista tutto l’esistente è pervaso da un’energia primordiale, che alimenta e compone tutta la materia e tutte le sue manifestazioni, è il Musubi. Questa forza mistica è paragonabile al Tao del Taoismo, un’energia cosmica che dà origine al tutto e causa l’evoluzione del tutto, attraverso l’eterno ciclo dell’esistenza. Esso è il legame intimo che c’è tra tutte le cose, l’elemento comune a tutto ciò che fa parte del cosmo. Il Matsubi è inoltre la forza armonica e universale che lega indissolubilmente il mondo fisico umano al mondo spirituale degli dèi, i kami.

Come la maggior parte delle tradizioni orientali, anche lo Shintoismo è una religione ciclica. Nello Shintoismo l’esistenza, in tutte le sue forme, si origina innanzitutto dall’esprimersi del principio cosmico in una dualità, due forze polarmente opposte, il principio negativo In e il principio positivo Yo, corrispondente al rapporto di Yin e Yang della cosmologia taoista. Dall’avvicendarsi di queste due forze primordiali e opposte scaturisce tutta l’esistenza, sia essa fisica e materiale sia spirituale. I kami, come gli uomini, hanno origine dallo scontro eterno tra queste due polarità.

Nella versione mitologica della cosmologia, le due divinità primordiali Izanami e Izanagi, corrispondono ai due principi In e Yo.

Misticismo della natura

Uno scrittore nato in Galles, trasferitosi poi sulle alture di Kurohime in Giappone, scrisse di un’esperienza in Africa, quando fu condotto da un cacciatore locale in un luogo considerato sacro dai Pigmei, nella foresta pluviale dello Zaire. L’episodio è il seguente:

«Lì trovammo una caverna, circondata da alti alberi. Si poteva udire solo il canto degli uccelli, il muoversi delle scimmie tra le fronde degli alberi e lo scrosciare di una cascata. Era un luogo meraviglioso. Il basso cacciatore dalla pelle bruna che ci aveva guidato in quel posto indossava solo un gonnellino a cinta, un arco e delle frecce avvelenate. Strappò un fiore e se lo mise tra i capelli. Qualcuno chiese: “Come fai a sapere che il divino è qui? Puoi vedere qualcosa di divino?” Pensai che non avesse senso fare una domanda simile, ma il cacciatore rispose con un sorriso: “Non posso vederli, ma so che gli esseri divini sono intorno a noi”.»

Questa citazione è una vivida rappresentazione dell’essenza della fede shintoista, ovvero un grande amore e riverenza per la natura, in tutte le sue possibili manifestazioni. Lo Shintoismo infatti colloca la natura in una particolare luce, ogni cosa è di per sé sacra, ogni essere vivente e ogni roccia nell’universo. La natura è considerata sacra in quanto manifestazione della forza dei kami e dimora eterna di essi stessi. Nella visione shintoista valli, montagne, abissi, foreste, fiumi, persino le città e le foreste artificiali ripiantate dall’uomo sono delle manifestazioni dell’essenza divina dell’universo, in quanto la materia stessa di cui ogni cosa è costituita ha una base, un fondamento divino.

È per questo motivo che nello Shintoismo spicca l’importanza assoluta della natura, che ha portato all’usanza di costruire templi soprattutto nel cuore di boschi e zone di pace e silenzio meditativo. Un filosofo spagnolo scrisse (Manca riferimento a quale filosofo):

«Lo spettacolo più stupefacente di tutte le meraviglie del Giappone è la spontaneità e la dimensione naturale della sua religione, caratterizzata dai templi immersi nel verde, quasi ad indicare che il luogo migliore nel quale andare a cercare il divino, non è altro che il mondo intorno a noi.»

Un contesto religioso di questo genere risulta incredibilmente adatto alla mentalità moderna dell’uomo. Mentre infatti si tende sempre di più a diffidare del trascendente, cresce un tipo di teologia che vede come divina la materia stessa che costituisce tutte le cose, in quanto generata dalle grandi energie divine che pervadono tutto l’universo. È in questo modo che lo Shintoismo sopravvive in un Paese costellato da tecnologie avanzatissime tra cui i robot, sempre più diffusi. In una visione del mondo in cui ogni cosa che esista si ritiene abbia uno spirito, infatti, anche un robot deve conseguentemente averne uno. Questo spirito non è da intendere nel senso cristiano del termine, poiché questa essenza divina di un robot non è altro che parte della matrice divina che genera tutte le manifestazioni dell’universo. Detto più semplicemente, lo spirito del robot è contenuto nella materia stessa di cui il robot è costituito, poiché la materia stessa è generata dal divino.

La scienza moderna è arrivata a scoprire che gli atomi sono costituiti da ulteriori particelle subatomiche, queste particelle subatomiche generano attività muovendosi da una polarità positiva ad una negativa, corrispondenti alle due polarità che danno origine a tutte le manifestazioni dell’universo nelle filosofie legate al concetto di Yin e Yang.

 

«Tutto ciò che c’è di maestoso e solenne, che possiede le qualità dell’eccellenza e della virtù ed ispira un sentimento di meraviglia, è considerato kami»

(Motoori Norinaga)

 

L’espressione conversione allo Shintoismo non è poi così appropriata, difatti per diventare shintoisti non è necessaria nessuna conversione in senso stretto, ovvero nessun rituale particolare o l’adesione a una qualche comunità: questo perché lo Shintoismo non richiede nessuna trasformazione, in quanto si è già predisposti ad abbracciare questa religione, in quanto essa scaturisce dallo spirito profondo dell’uomo. In qualità di religione cosiddetta naturale, lo Shintoismo insegna che diventare shintoisti significa semplicemente credere nei suoi precetti, con coerenza e sentimento. Credere nei suoi valori e metterli in pratica, credere nei kami, gli spiriti della natura: queste sono le due condizioni essenziali che fanno di un uomo uno shintoista.

Effetti culturali dello Shintoismo

Lo Shintoismo è stato definito «la religione della giapponesità» ed i valori ed usi di questa religione sono inseparabili da quelli della cultura giapponese precedente all’influsso delle idee cinesi che avvenne alla metà del VI secolo. Molte famose pratiche giapponesi hanno radici dirette o indirette nello Shintoismo. Per esempio alla base delle tipiche arti giapponesi delle composizioni floreali ikebana, dell’architettura tradizionale e dei giardini alla giapponese ci sono chiaramente gli ideali shintoisti di armonia con la natura. Un collegamento più esplicito allo Shintoismo è nel Sumo dove, anche nella versione moderna, alcuni rituali shintoisti vengono eseguiti prima di un incontro, come la purificazione dell’arena cospargendola di sale. È tuttora consuetudine per molti giapponesi dire Itadakimasu (“ricevo umilmente [questo cibo]”) prima di mangiare e gran parte dell’enfasi giapponese sulle forme corrette di saluto può essere considerata una continuazione dell’antica credenza shintoista del kotodama (parole con un effetto magico sul mondo). Molte pratiche culturali giapponesi, come l’uso di bacchette di legno per mangiare o quello di togliersi le scarpe prima di entrare in un edificio, possono aver avuto origine da credenze e pratiche shintoiste.

Secondo alcuni, l’ideologia shintoista ha avuto un notevole impatto sulle nuove generazioni occidentali attraverso i manga e gli anime che ne sono fortemente permeati. Più di tutti, ad esempio, Lamù e Sailor Moon, in cui sono presenti in maniera quasi fissa: templi shintoisti, sacerdoti, pratiche shinto (guarigioni, esorcismi, fortuna, protezioni), spiriti, leggende e tradizioni varie. Ma in minor modo possiamo ugualmente trovare lo shintoismo in Sampei, Bia la sfida della magia, Ranma, L’incantevole Creamy, Your Name e tanti altri ancora.

 

Invece in relazione con il cristianesimo (anche il Dio dei cristiani in giapponese viene tradotto come “kami”), in Giappone si afferma che Gesù Cristo ha viaggiato, imparato lo Shintō, e alla fine è morto all’età di 106 anni a Shingō (新郷村) che è un villaggio giapponese della prefettura di Aomori ove tra le attrazioni locali figura la “Tomba di Gesù Cristo”.

Questa leggenda è probabilmente riconducibile alla confusione fatta tra Gesù e i missionari cristiani che nel XVI secolo si addentrarono nel territorio del paese asiatico. La leggenda è stata poi probabilmente sfruttata dall’impero nel XX secolo per rafforzare il sentimento nazionalista della popolazione e per tentare di sradicare il cristianesimo, dato che, sempre secondo la leggenda, Gesù si sarebbe convertito allo shintoismo.

 

Fonte wikipedia e libri onorare i kami e shintosimo

Michela Chiarelli ©