In questi giorni , in questo tempo di paura e timore della morte, ci uniamo spesso in preghiera… e i miei figli mi chiedono, mentre effluvi di incenso deodorano la stanza e campane di cristallo vengono percosse: “Chi è Dio, com’è la Dea… perché preghiamo Mamma?”

Noi crediamo che Dio sia in ogni cosa e la Dea doni vita a tutte le forme anche a quelle che crediamo ferme, immobili, materiche, poiché ogni cosa è per noi pervasa dal grande spirito.

Ho iniziato un viaggio… alla ricerca di risposte… e fermo restando che molte di queste in effetti le troviamo dentro di noi… ho trovato informazioni interessanti che desidero condividere con voi quattro o cinque che mi leggete!

 

In poche parole… l’animismo è da primitivi… ma se vi addentrerete con me… ecco… che scoprirete che l’animismo è vivo in ogni religione…

Analizziamo il termine convertirsi

Io ho la sensazione che significasse altro… per esempio:

intransitivo pronominale
  1. Mutare rispetto alle caratteristiche fondamentali; trasformarsi 
    Convertirsi in Dio… come mille volte suggerito da Gesù, e manifestato da Buddha…
    desiderato da Samael e manifestato da Prometeo…
    Mutarsi in Dio… con gesti sacri… e preghiera e coltivando buoni sentimenti…

 

Sacro è un termine storico religioso, fenomenologico religioso e antropologico che indica una categoria di attributi e realtà che si aggiungono o significano ulteriormente il reale ordinariamente percepito e indicato come profano. L’esperienza del “sacro” è al cuore di tutte le religioni.

“Il sacro è un elemento della struttura della coscienza e non un momento della storia della coscienza. L’esperienza del sacro è indissolubilmente legata allo sforzo compiuto dall’uomo per costruire un mondo che abbia un significato.” ( Mircea Eliade)

Il termine italiano “sacro” deriva dal termine latino arcaico sakros, rinvenuto sul Lapis Niger, sito archeologico romano risalente al VI secolo a.C. e, in un significato successivo, indica anche ciò che è dedicato ad una divinità, ed al suo relativo culto; infatti, tale termine lo si trova, con medesimo significato, anche in altre lingue antiche come, ad esempio, l’ittita saklai e il gotico sakan.

La radice di sakros si ritrova nell’accadico (lingua o insieme di lingue dell’area semitica, ormai estinte) saqāru (“invocare la divinità”), sakāru (“sbarrare, interdire”) e saqru (“elevato”). Simili a sua volta, il radicale indoeuropeo *sak, *sag, col significato di avvincere, aderire, o sac-ate, col significato di seguire, o sap-ati, col significato di onorare, sempre sottintendendo una divinità, a tal punto che negli antichi testi Ṛgveda può anche diventare sinonimo di adorare. Anche per i popoli dell’Europa centrale il termine era strettamente legato alla spiritualità ed alla relativa alla salvezza dell’anima, indicandola come Heil, da cui deriva il termine germanico e olandese Heilig, il danese hellige, l’inglese holy etc.

 

“Ogni rito, ogni mito, ogni credenza, ogni figura divina riflette l’esperienza del sacro, e di conseguenza implica le nozioni di essere, di significato, di verità.” (Mircea Eliade]

 

Il “sacro” è insomma un elemento nella struttura della coscienza, e non è uno stadio nella storia della coscienza stessa.

Ai livelli più arcaici di cultura vivere da essere umano è in sé e per sé un atto religioso, poiché l’alimentazione, la vita sessuale e il lavoro hanno valore sacrale.

In altre parole, essere – o piuttosto divenire – un uomo significa essere “religioso” .»

(Mircea Eliade. Storia delle credenze e delle idee religiose vol. I. Sansoni, 1999, pag.7)

L’uomo è apparso durante il Paleolitico, all’interno di questo periodo che va da due milioni di anni a.C. al 9000 a.C., i nostri progenitori vissero un lento e costante sviluppo tecnico, simbolico e culturale. Conosciamo poco del rapporto dell’uomo con il sacro durante il Paleolitico, sappiamo tuttavia che durante il periodo Musteriano (70000 a.C.) l’uomo avvia una pratica di sepoltura rituale. Dal Paleolitico superiore registriamo l’usanza di cospargere di ocra rossa le ossa dei morti. L’ocra rossa, sostituto del sangue, ricopriva il significato di “vita” . L’uomo del Paleolitico superiore viene sepolto con oggetti funerari, usanza che indica una qualche credenza nella vita dopo la morte. Le pitture rupestri del Paleolitico superiore indicano anche che l’uomo di quel periodo aveva delle cognizioni cosmogoniche e conservava delle simbologie delle volte celesti. Almeno da questo periodo si può registrare l’ingresso del “sacro” nella vita dell’umanità e quindi l’inizio dell’homo religiosus.

Durante il periodo Mesolitico (9000-4000 a.C.) la pratica di inumazione viene realizzata nella posizione fetale, modalità che indica che la tomba è considerata un uovo pronto a generare nuova vita.

Durante il periodo Neolitico (4000-3000 a.C.) l’uomo diventa sedentario e fonda villaggi sempre più organizzati. Si trasforma in agricoltore e quindi inizia a svelare il mistero della fecondità. Le pareti delle tombe iniziano ad essere incise simbolicamente, si iniziano ad innalzare dei monumenti megalitici come il tempio circolare di Stonehenge. I miti religiosi prendono forma: dalla Dea madre,la quale indica il posto centrale riconosciuto alla donna in queste culture, ai cicli cosmici alle ierogamie rituali

Le prime informazioni che disponiamo sul modo di denominare il “sacro” risalgono quindi alle civiltà dei Sumeri e degli Egizi risalenti al III e IV millennio a.C..

 

Egizi

Tempio di Hatshepsut a Luxor. Questo tempio dedicato al dio Amon veniva indicato come ḏśr dsrw ‘Imn (Santo è il luogo santo di Amon) dove ‘Imn sta per “misterioso”, “nascosto” ovvero lo stesso nome del dio Amon.
«Amon-Ra, il pastore di tutti i poveri, ha tolto la mia sofferenza durante la processione. Conceda egli una razione a chi ha amato. Amon-Ra, signore di forza, mio signore, potente di ira e grande di amore più di ogni Dio» (Ostracon Cairo 12212)

Gli Egizi furono un popolo agricolo che, stabilitosi in epoca preistorica nel Delta del Nilo, a partire dal V millennio avviò la costruzione delle prime città e nel IV millennio la prima entità statale organizzata.

La civiltà egizia fu fortemente religiosa fin dal primo suo costituirsi. La vita degli uomini, per gli egizi, dipendeva dalle divinità che garantivano vita, giustizia e sopravvivenza dopo la morte.

Gli dei dell’Egitto erano essi stessi delle potenze e dovevano la loro esistenza ad un dio primordiale che creò il cosmo, ordinato e regolato, da un caos precedente. La vita per gli egizi era sacra e sottoposta alla salvaguardia divina.

Sumeri

«Gudea davanti al suo re, gli rivolse la sua preghiera, gli si avvicinò nella sala del consiglio portò la mano davanti alla bocca (ka šu gál) e disse: “O mio re Ninghirsu[29], signore, che trattiene le acque selvagge, signore benevolo, generato dalla Grande Montagna, giovane privo di legami, o Ninghirsu, io voglio costruire il tuo tempio, tuttavia non ho ricevuto il segno in proposito”» (Cilindro A VIII 13, IX 4)
I Sumeri furono un popolo pre-semitico la cui civiltà fiorì intorno al IV millennio a.C. nella Mesopotamia meridionale. Questa civiltà era costituita da un insieme di città-stato le più antiche delle quali risalgono al 3000 a.C. Tra queste città le più importanti furono: Kish, Ur (che nella Bibbia risulta essere la patria di Abramo) e Uruk (che fu governata dal mitico sovrano Gilgameš). Mentre Lagaš, Umma e Nippur rappresentavano delle sedi dei culti religiosi. Queste città venivano governate da un re-sacerdote (ensi o anche lugal).

 

Babilonesi

Marduk e il drago Mušḫuššu.
«O Marduk guerriero, la cui ira è il diluvio, ma il cui perdono è quello di un padre misericordioso. Parlare senza essere ascoltato mi ha privato del sonno, gridare senza avere risposta mi ha tormentato, ha fatto svanire le forze del mio cuore, mi ha piegato come se fossi un vecchio.» (Testo cuneiforme: King, BMS, 41, 1-4)
I Babilonesi furono un popolo semitico che visse, a partire dal 2000 a.C., tra il corso dei fiumi Tigri ed Eufrate avendo come centro la città di Babilonia (Bābilu, Porta di Dio). Il sesto sovrano babilonese, Hammurabi (1728-1686 a.C.) fondò un regno unitario sottoposto ad un insieme di norme legali che prendono il suo nome, il Codice di Hammurabi. Hammurabi elevò il Dio Marduk, divinità della città di Babilonia, al rango di protettore di tutto il suo regno. Enûma Eliš è il poema religioso babilonese che eleva la figura del dio Marduk su tutte le altre divinità.

 

Antica religione germanica

«Io so che esiste un frassino chiamato Yggdrasill, un alto albero bagnato di bianca brina; di là derivano le rugiade che cadono nelle valli, e sempre verde sta presso la fonte di Urðr. Di là vengono tre donne molto sagge, dalla sala che sta attorno a quell’albero; una si chiama Urðr, un’altra Verðandi, incidono rune, un’altra Skuld; esse fissarono le sorti e decidono la vita dei figli degli uomini, del destino degli eroi.» (Vǫluspá 19 e 20)

I Germani sono una etnia indoeuropea che si stanziò a partire dal XV secolo a.C. in un territorio compreso tra la Germania settentrionale, la Danimarca e la Svezia Meridionale. Da questa regione questa etnia iniziò a spostarsi progressivamente verso Ovest e verso Sud. A tale etnia appartengono, tra gli altri, i popoli: Senoni, Normanni (noti anche come Vichinghi), Angli, Marcomanni, Goti, Vandali, Burgundi, Cherusci, Franchi, Svevi, Longobardi, Frisoni, Sassoni. I Germani furono cristianizzati a partire dal IV secolo (Goti) fino al XII (Normanni scandinavi).

Ricostruire la religione dei Germani e il loro rapporto con il sacro è compito piuttosto arduo considerando che essa era priva di un sacerdozio dedicato e di veri e propri templi.

Il sacro nella lingua germanico-scandinava è reso con due termini di base: Heilagaz e Wihaz: il primo indica una realtà numinosa ed è collegato al mondo degli Dei, il secondo invece corrisponde ad una forza misteriosa che lega l’uomo al suo Destino (Gaefa).

Heilagaz (anche Heil o Heilig) indica ciò che è inviolabile, ciò che è sacro. Da questo termine deriva l’aggettivo Heilgar inteso come inviolabilità.
Heilagaz è il dono delle potenze trascendenti offerto all’uomo come “forza innata”, è anche la volontà degli Dèi che va conosciuta per mezzo della divinazione e degli oracoli.

Il mondo dei Germani è infatti un mondo rigidamente segnato dalla nozione di “Destino” (Gaefa) e in questa dimensione il sacro è legato alla consultazione del futuro che attende l’uomo, attraverso la divinazione.

 

Religione greca

 Il cigno animale sacro alla Dea Afrodite e compagno di Apollo, nella tradizione religiosa greca è una ierofania vivente della luce.
«Quattro principi fondamentali devono soprattutto valere per quanto riguarda Dio: fede, verità, amore, speranza. Bisogna infatti credere, perché l’unica salvezza è la conversione verso Dio: chi ha creduto deve quanto più è possibile impegnarsi a conoscere la verità su di lui; chi l’ha conosciuto amare colui che è stato conosciuto; chi l’ha amato, nutrire di buone speranze l’anima tutta la vita.»

(Porfirio, Lettera a Marcella, 24)

 

Il radicale in lingua greca che indica il sacro è hag- (corrispettivo del sanscrito yai-). In tal senso:

Hagnós nell’Odissea dove indica il sacro divino e la sacra maestà, da qui hagneia nel significato di purezza religiosa consegnata dalla divinità all’uomo prescelto (consacrato);
Hágios aggettivo verbale (da hazestai) in Erodoto è ciò che indica il luogo sacro; in Platone esso indica la separatezza del divino dal mondo umano a cui l’anima può aspirare praticando la virtù . Con l’ellenizzazione le divinità orientali importate nella penisola greca vengono indicate come hagios (sacre). Nella Bibbia in traduzione greca, la Septuaginta, il termine ebraico per santo, qadoš, è reso come hagios. Sempre come hagios è reso qodeš (riservato a Dio).
Hierós (corrispettivo del sanscrito iṣiraḥ) è un altro termine che entra nella sfera del sacro. Esso indica ciò che è forte e che rende forti. In Omero non è mai attribuito ad un essere umano ma solo a realtà o condizioni considerate “potenti”. Non indica gli Dèi ma gli oggetti o i luoghi ad essi legati. Da qui i templi che sono indicati come hieroi. I discorsi intorno agli Dèi vengono denominati come hieroi logoi. I re e i sacerdoti dei culti entrando in rapporto con gli Dèi sono anch’essi hieroi. Nei culti misterici, l’iniziato che ha preso contatto con la potenza divina è esso stesso uno hieros anthropos.

 

Religione romana

«Accorrete in aiuto, accorrete sempre in aiuto, Dèi Penati, tu, Apollo, e tu, Nettuno, con la clemenza del vostro nume allontanate tutti questi mali, che mi bruciano, mi atterriscono e mi tormentano.»

(Riportato da Arnobio in Adversus nationes III, 43)

Dal termine latino arcaico sakros originano due successivi termini latini: sacer e sanctus. Lo sviluppo del termine sakros, nel suo variegarsi di significati procede, per quanto inerisce al sanctus per via del suo participio sancio che è collegato a sakros per mezzo di un infisso nasale.

 

Ebraismo

Torah nella sua forma tradizionale di rotolo
«Siate santi, perché io, l’Eterno, l’Iddio vostro, son santo.»

 

e sottointeso voi come me…

(Levitico 19,2.)

La parola ebraica kadosh (קדוש) significa originariamente “separato”, il contrario di profano. Nell’ebraismo, il termine sacro è soprattutto associato alla Torah e ai comandamenti in essa contenuti. Nel calendario ebraico i sei giorni feriali sono profani, mentre Shabbat e Yom Kippur sono giorni di festa con un alto grado di santità. Le preghiere ebraiche derivate dal termine kadosh includono Kaddish, Qiddush e Kedushah, la parte centrale dell’Amidah.

 

Cristianesimo

«Con le tue opere hai reso visibile l’eterna creazione del mondo. Tu, o Signore, creasti la Terra, tu il fedele in tutte le generazioni.

Giusto nei tuoi giudizi, mirabile in forza e magnificenza, saggio nel creare intelligente nello stabilire ciò che è creato, buono nelle cose visibili, benevolo verso quelli che si rivolgono a te, misericordioso e compassionevole: perdona le nostre iniquità e le nostre ingiustizie, le cadute e le negligenze.»

(Clemente di Roma, Lettera ai Corinzi, 60.)

Islam

La Kaʿba della Mecca, luogo sacro (ḥaram) dell’islam.

«O Dio, Tu sei la pace, e da Te è la pace, facci vivere, nostro Signore, nella pace, e facci entrare nella dimora della pace. Sii Tu benedetto, o possessore della maestà e della Gloria.»

(Dal Masnūn Du’ā’ain)

Il sacro nel mondo islamico è reso con la radice semitica Ḥrm (mettere da parte) reso in arabo con l’ambigua espressione di ḥaram (lett. “separato”) che compare anche nel termine harem. Sono separati, ḥaram, gli spazi resi tali dalla presenza di Dio come La Mecca e Medina, ma anche la Tomba dei Patriarchi a Hebron o il Haram al-Sharif a Gerusalemme, tutti luoghi vietati ai non musulmani e dove il musulmano può recarsi dopo riti di purificazione.

 

Quante meravigliose indicazioni… per convertirsi in Dio

Fonte wikipedia

 

 

 

 

Michela Chiarelli ©