Quando la dignità di una donna sputo’ in faccia all’inquisizione e la parola Strega decadde come insulto.
Quando ero piccola, mia nonna mi affascinava coi suoi racconti, mi guidava nello studio di #erbe, #impacchi, #ossa su come raddrizzarle e #cristalli e, si dilungava sui significati delle parole.
Diceva sempre che le nostre antenate si sarebbero rigirate nella tomba di fronte alla parola: #Strega
Si, ricordo ancora la sua dedizione e attenzione nello spiegare alcune parole…
Per esempio mi disse che Femmina fu coniato come termine disprezzante che viene da Fe minus… Colei che contiene meno… Sinonimo di essere inferiore e, disse anche che la parola Strega era una grossa offesa, quasi come ladro o meretrice, che era un insulto cui bisognava opporsi, mi parlò di #dignità e #forza e mi disse che fu una donna Calabrese ad opporsi alla tirannia di chi imprigionava e conduceva sul rogo donne sagge.
Fu una donna Calabrese… Diceva, la prima e tante donne da quel momento si appellarono, si unirono e fecero cadere le accuse di stregoneria…
E io…non ho mai smesso di cercarla… E non vi nascondo che scoprire, in una notte di mezza estate, che la Calabria nei fatti e non solo nei racconti di mia Nonna è anche la terra da cui partì la prima decisione di abolire il reato di stregoneria nel Regno delle due Sicilie, mi fa capire che non smetterò mai di restare affascinata dalla sorprendente storia di questo luogo intriso di misteri da cui ha origine la Magia che amo.
Lasciate che vi racconti…
Intorno alla fine del XVIII secolo la Calabria fu protagonista nel processo di abolizione del reato di stregoneria. Il contesto dell’epoca vedeva una popolazione che viveva di stenti e di credenze popolari.
Fu in quel periodo che a Zagarise nacque Cecilia Faragò che dopo aver sposato Lorenzo Gareri, dal quale ebbe in seguito due figli, si trasferì nella vicina Soveria Simeri. Lorenzo era proprietario di possedimenti terrieri e di ricchezze economiche.
Fu così che Lorenzo venne circuito da due preti a lasciò dopo la sua morte tutte le proprietà alla Chiesa. Per far ciò i due prelati accusarono Cecilia di stregoneria e ne scaturì un processo che portò alla completa assoluzione della donna ed al risarcimento per ingiusta detenzione.
La storia di Cecilia Faragò è la ricostruzione indiziaria di ciò che affiora dalla vicenda di una donna tenace, libera, irregolare e straordinaria. In lei rivive l’archetipo popolare della sacerdotessa, della medichessa, della magara. In lei corpo e passione, sentimento e ragione hanno fatto a gara per affermare, contro ogni apparato e sino all’ultimo istante, vita e dignità.
La sua è una microstoria che ci richiama dal passato invocando ancora oggi redenzione e verità, speranza e giustizia, la forza della relazione contro la prepotenza del potere e delle leggi degli uomini, contro l’autorità che ha fallito nella violenza di una società consacrata al sopruso.
Cecilia è figura dell’umano come donna, e la sua è una vicenda che recita il dolore e la lotta per affermare pienezza del femminile, una sovranità senza potere; e lei dimenticata e dispersa, reclama ancora silenziosa e malinconica un luogo per sé. Un nuovo umanesimo, un altro mondo, fatto di cura e bellezza, di natura e istinto femminile.
Forza sorgiva e generatrice di senso, maternità incarnata in ogni cosa vivente.
Onore a lei e a tutte le donne che con dignità hanno combattuto per chi oggi usufruisce, forse anche con leggerezza, di tutta questa fantastica storia della Magia Sacra definendosi liberamente, più o meno, Strega!
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Marcel Rieder
The Terrace, Annecy