Ecco la meravigliosa memoria cosmica di natura eterica che, come un libro o una pellicola fotografica  molto sensibile, registrerebbe tutti gli eventi del mondo…

Noi Occidentali definiamo “etere” quella sostanza cosmica non percepibile con i comuni organi di senso umani, ma nella quale ogni cosa esistente è immersa. Gli Orientali la definiscono con il termine sanscrito “Akasha”, la prima sostanza cosmica da cui derivano i quattro Elementi, definibili come:

  • etere del calore sia animico che esteriore ovvero FUOCO
  • etere di luce e di aria cioè ARIA
  • etere sonoro o chimico nell’ archetipo liquido dell’ ACQUA
  • etere che vivifica la materia rendendola distinguibile in forme solide separate appartenenti alla TERRA

 

Di tutta questa dimensione vibratoria invisibile di fenomeni spirituali che appartiene agli Elementi, l’uomo percepisce solo gli effetti ovvero l’akasha e le caratteristiche della Materia.
Diversamente dalla Materia che è smemorata – in quanto prende continuamente varie sembianze, cangiando gli stadi vibratori dell’etere -,  l’akasha (etere) ha la peculiarità di ricordare, poiché è la sostanza nella quale agiscono le funzioni spirituali dell’uomo come il pensiero, il sentimento e la volontà, registrando tutte le azioni volitive, sensazioni, emozioni e pensieri umani.

Tutte le vicende dell’essere umano vengono impresse nel suo corpo eterico o vitale, in attesa di rilettura sotto forma di immagini o di concetti. Ecco il lavoro “archeologico” su cui fantasticano gli aspiranti Lettori dei Registri, assimilabile, in realtà, più a una puntina sul vinile adagiato sul piatto del giradischi che a uno scavo!

Sia le azioni umane svolte che ogni evento di natura spirituale con effetto materiale imprimono il loro “solco” mnemonico nell’etere dando vita ai cosiddetti  Registri akashici.

E proprio per la loro meravigliosa immensità, tutti dovremmo chiederci:  «come può essere possibile schiudere tale potente archivio per un singolo uomo o donna»?  Magari innamorata della persona non adatta…

Costituendo la FONTE,  da cui mistici e veggenti affermano di trarre le loro informazioni sui retroscena spirituali della realtà e della storia umana in generale,  gli Akasha QUELLI VERI non potrebbero MAI  – E RIPETO MAI -essere aperti per una singola persona.

 

Ciò VUOL DIRE SOLO CHE IL CONCETTO MODERNAMENTE DIFFUSO DI REGISTRI AKASHICI NON è QUELLO REALE ANTICO E SACRO.

 

La lettura di tali registri può essere effettuata da rari individui con poteri di chiaroveggenza, questo perché l’uomo comune non ha un anima così forte con organi spirituali formati operanti in grado di portare la coscienza  nei mondi  spirituali. Oltre a constatare la realtà fisica, il chiaroveggente intravede anche la realtà spirituale che vi è immersa, percependo o intuendo fatti non ancora manifesti ma che possono palesarsi in un futuro prossimo.

L’autentico chiaroveggente, durante il periodo di sonno profondo, porta la propria coscienza  nelle dimensioni spirituali, avendo così accesso ai registri akashici: qui riesce a leggere la memoria universale passata e futura, indirizzando lo sguardo della propria coscienza sull’akasha.

Su questo pianeta, nonostante tutti gli articoli e i testi  in voga, attualmente solo 7 persone sono in possesso dell’Autorità per poterli  aprire, checché se ne dica… E ci si avvicinano per consultarsi su eventi del  calibro di un Esodo ebraico, della Shoa e della barbarie che l’ha concepita o sulle inconcepibili distruzioni di massa come a Hiroshima e Nagasaki…

Non per cose superficiali né per chiunque.

Purtroppo il termine è stato reso popolare dalle opere della Blavatsky, di Leadbeater, Steiner, Cayce e di Lobsang Rampa: tutte persone straordinarie, animate da ottime intenzioni che hanno preso la pesantissima decisione di divulgare informazioni  sacre, iniziatiche, e di renderle comprensibili ai più.  Crediamo che lo abbiano fatto per responsabilizzare un maggior numero di persone  nei confronti delle loro azioni. Ma “a Paperopoli” hanno capito che esiste un archivio, modificabile a proprio piacimento o da interrogare per qualunque bazzecola risolvibile esercitando un medio grado di impegno pratico e ragionamento astratto.


Pierre A. Riffard li definisce così:

«Uno spazio simbolico fatto di etere, situato macroscopicamente nell’Empireo [le sfere superiori] e microcosmicamente nel ventricolo sinistro del cuore, uno spazio in cui sono iscritte tutte le parole, le azioni, i pensieri dell’uomo, tutti gli esseri e gli eventi del mondo. Questo spazio, questo specchio magico viene letto dagli Iniziati.»

Perché deve essere  letto solo dagli Iniziati? Per NON DIMENTICARE! PER NON COMMETTERE i DISTRUTTIVI ERRORI DEI NOSTRI PROGENITORI!

La cronaca dell’Akasha o memoria akashica, registri akashici, annali akashici o documenti akashici e simili, è un concetto esoterico diffuso in Occidente tra gli adepti della dottrina teosofica di fine XIX secolo, basato sull’analogo significato che il termine akasha riveste nella filosofia indiana ove la nozione di un etere immutabile, pervadente l’intero universo, è stata ripresa dai teosofi occidentali che la pensarono come un etere capace di servire da supporto per memorizzare in modo permanente tutti i pensieri e le azioni prodotti  nei secoli passati.

La cronaca dell’Akasha presenta analogie con l’inconscio collettivo proposto da Jung e così riassunto da Gerhard Adler: «L’inconscio collettivo è il deposito costituito da tutta l’esperienza ancestrale per milioni di anni, l’eco degli eventi della preistoria, e ogni secolo aggiunge una quantità infinitesima di variazione e differenziazione».

Ecco: un deposito “umano” di vita esperita e di aspettative inconsce su di essa… Le letture volte al futuro non devono mai essere interpretate come realtà scolpite nel granito, bensì come la “mente reattiva” o reazionale dell’uomo comune vorrebbe o si aspetta che accadano. E proprio perché future, tali profezie possono ottimisticamente cambiare rotta perché il destino karmico porta sempre l’uomo a un bivio dove poter esercitare il suo libero arbitrio.

Chi  si  propone al grande pubblico come lettore dei registri akashici  pur non essendo un Iniziato, talvolta riesce ad accedere al deposito, all’inconscio collettivo: il successo in questa impresa dipende dalla sua capacità di non proiettare i suoi pensieri e la propria logica giudicante.

Ma mai saranno aperti i sacri sigilli… Per  delle  bazzecole egoistiche personali!

I Sette sigilli sono quelli che l’apostolo ed evangelista Giovanni dichiara di aver scorto in una visione descritta nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse: in essa Giovanni parla di sette sigilli simbolici che tengono chiuso un libro o pergamena (Apocalisse 5,1). L’apertura dei sigilli è descritta nei versetti di Apocalisse 5,5-8 : “e l’unico degno di aprirli è Colui che viene appellato come Leone della tribù di Giuda e Agnello con sette corna e sette occhi” ( Apocalisse 5,5-6).

Quando l’uomo ha allargato in tal modo la sua facoltà di conoscenza, non ha più bisogno di documenti esteriori per studiare il passato; allora può, per mezzo della vista interiore, scorgere negli avvenimenti ciò che non è percepibile con i comuni sensi, ciò che in essi vi è d’imperituro. […] Chi abbia acquistato la facoltà di percepire il mondo spirituale, riconosce gli avvenimenti passati nel loro carattere d’eternità; essi gli appaiono non come freddi documenti storici, ma come realtà vive; le vicende trascorse si svolgono in certo modo nuovamente davanti a lui.

Speriamo abbiate gradita questa condivisione: il nostro intento è sempre quello di accendere la miccia della Riflessione investigativa, per il bene proprio e altrui.

Michela Chiarelli e Titti Bellini

Fonti:

libero-arbitrio.it/antroposofia/akasha-significato-registri-akashici/