• Cosmos e cosmetologia

    Cosmos e cosmetologia

    La parola cosmos e cosmetologia derivano dal greco antico kòsmos ($\kappa ó \sigma \mu o \varsigma$).

    Per i greci non era solo lo spazio, ma l’ordine perfetto, l’armonia e la bellezza universale.

    TRUCCARSI E CURARE LA PELLE NON SIGNIFICA METTERE UNA MASCHERA.

    SIGNIFICA PORTARE L’ARMONIA DELLO SPIRITO A MANIFESTARSI SUL CORPO.

    La pelle è una tela viva. Per accarezzarla e valorizzarla, unisco due forze opposte: il rigore della geometria e lafollia del colore.

    i miei studi

    Il mio Background: Rigore & Libertà


    Il Rigore con Emma López García avere come mentore diretta una delle massime autorità mondiali della micropigmentazione mi ha insegnato la scienza del tratto e l’architettura millimetrica del volto.

    È la tecnica elevata a maestria.

    Da sempre nella mia tradizione ho vissuto il trucco come rituale sciamanico e teatrale.

    Lì ho imparato a non temere la Bellezza e a usare il colore come energia pura.

    il libro

    MiLovvo.TooMuch

    Ho imparato da Nonna Malva come si fa uno scrub con lo zucchero di canna, l’olio di mandorle e il miele dell’orto, come si conserva l’acqua di rose in estate, perché l’argilla bianca vale più di qualsiasi crema in vasetto di cristallo. Ho imparato il Segreto del Similium. Ho imparato in un modo sottile che cosa fosse il microbioma cutaneo e, che lo zucchero di canna rilascia acido glicolico naturale mentre esfolia.

    Ho studiato la precisione millimetrica del volto con Emma López García di Cazcarra, Barcellona, una delle massime autorità mondiali della micropigmentazione. Ho respirato l’audacia cromatica delle maison che hanno riscritto le regole: Givenchy, Yves Saint Laurent, Dior, Armani, Clinique.

    E poi ho scoperto che la Corea del Sud aveva tenuto viva tutta la conoscenze delle Antiche e più di cinquant’anni prima del resto del mondo applicava:

    Io lo chiamo: finalmente qualcuno che prende la pelle sul serio quanto lo fa una sciamana italiana.

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    A proposito del libro

    Tre mondi che non dovrebbero stare insieme.

    La nonna.

    La maison.

    Seul.

    Nella mia alchimia non possono stare separati — perché la bellezza vera non sceglie da dove arriva il sapere. Lo riconosce e basta.

    Questo è MiLovvo.TooMuch.

    Perché amarsi troppo è l’unico modo per ordinare il proprio caos e splendere davvero.

    Michela Chiarelli

  • MISOLIDIO — La Nostalgia che non Risolve

    MISOLIDIO — La Nostalgia che non Risolve

    C’è un modo che sa di tramonto. Di orizzonte aperto. Di quella malinconia luminosa che non è tristezza ma qualcosa di più antico e più bello — la consapevolezza che ogni cosa bella passa, e proprio per questo vale.

    Si chiama MISOLIDIO: La Nostalgia che non Risolve

    Ed è il modo del rock, del folk celtico, della cornamusa scozzese, del canto dei campi del Sud Italia. È il modo che i Beatles usano nel finale di Hey Jude, che Lynyrd Skynyrd usa in Sweet Home Alabama, che le cornamuse scozzesi suonano da millenni sulle colline delle Highlands.

    Il Misolidio è identico alla scala maggiore — luminoso, aperto, familiare — con una sola differenza: il settimo grado è abbassato. In Sol Misolidio quella nota è Fa naturale invece di Fa diesis. Un semitono solo. Ma quel semitono cambia tutto.

    In una scala maggiore normale, il settimo grado vuole risolvere sulla tonica — crea tensione, aspettativa, direzione. In Misolidio quella risoluzione non arriva. La melodia sale, cerca la casa, e invece di trovare il punto di arrivo trova un orizzonte ancora più aperto. La tensione non si scioglie — rimane sospesa, come il sole che non tramonta mai del tutto.

    Sol La Si Do Re Mi Fa — il Fa naturale è la firma.

    Il drone di Sol tenuto sotto la melodia crea quella sensazione di eternità presente. Non si va da nessuna parte perché si è già dove si deve essere.

  • LIDIO — La Luce tra i Mondi

    LIDIO — La Luce tra i Mondi

    Se dovessi scegliere un modo per descrivere la magia — quella vera, quella che si sente nelle colonne sonore di Spielberg, nei sogni lucidi, nei momenti in cui il confine tra realtà e visione si assottiglia — sceglierei il Lidio.

    Il Lidio è come la scala maggiore ma con il quarto grado alzato. In Fa Lidio quella nota è Si naturale invece di Si bemolle. Un tritono dalla tonica — l’intervallo che per secoli è stato chiamato diabolus in musica, il diavolo nella musica, perché destabilizza, sospende, toglie il terreno sotto i piedi.

    Ma nel Lidio quel tritono non risolve verso il basso come nella musica medievale. Fluttua. Resta lì, sospeso, come se la gravità avesse smesso di funzionare. Ed è esattamente quella sensazione che John Williams ha usato per far volare E.T. sullo sfondo della luna, che Danny Elfman ha usato per il tema dei Simpson, che ogni compositore di fantasy usa quando vuole aprire un portale verso un altro mondo.

    Fa Sol La Si Do Re Mi — il Si naturale è la chiave magica.

    Il drone di Fa tenuto sotto la melodia crea quella fluttuazione continua. Quando la melodia tocca Si, l’orecchio si aspetta una risoluzione che non arriva — e rimane sospeso a mezz’aria. È la sensazione di guardare in basso da un’altezza e non avere paura.

  • EOLICO — Il Pianto Senza Ornamenti

    EOLICO — Il Pianto Senza Ornamenti

    L’Eolico è il più onesto di tutti i modi. Non ha la luce interna del Dorico, non ha il fuoco del Frigio, non ha la nostalgia luminosa del Misolidio. Ha solo la verità — nuda, diretta, senza abbellimenti.

    L’Eolico è la scala minore naturale. Quella che tutti conoscono anche senza saperlo — è il modo delle ballate melanconiche, delle nenie funebri, dei canti di perdita. È il modo delle Highland scozzesi nei momenti più profondi, del flamenco quando non balla ma piange, del blues quando racconta il dolore senza cercare redenzione.

    In La Eolico le note sono La Si Do Re Mi Fa Sol — nessuna alterazione, nessun trucco. Solo sette note che scendono verso il basso con la gravità del mondo.

    La differenza con il Dorico è sottile ma fondamentale: il Dorico ha il sesto grado alzato — quel Si naturale in Re Dorico che dà luce da dentro il buio. L’Eolico no. Il sesto grado rimane basso, e quella differenza di un semitono toglie l’unico raggio di sole e lascia il modo nella sua oscurità piena.

    La Si Do Re Mi Fa Sol — nessuna nota alzata, nessuna via d’uscita.

    Il drone di La sotto la melodia è come una pietra tombale sonora — pesante, stabile, definitiva. È il modo per elaborare, per piangere, per lasciare andare ciò che non ci appartiene più.

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