La Calabria del mito:
La leggenda di Persefone e di sua madre Demetra
Ci sono dettagli di storie ai più sconosciuti, ci sono segreti appena sussurrati… Ci sono le Dee che premono per essere rivelate.
Tempo fa feci delle ricerche e trovai pezzo di Storia arcaica dimenticata… Naturalmente seppur lontana sento ancora casa mia e terra Sacra la Calabria… Si! Amo la mia terra!
Sul sito:
Trovai questi dettagli… Interessanti…
La contrada Porto Salvo (di Vibo Valentia, ndr) una volta era quanto di più paradisiaco si potesse immaginare: lussureggiante di verde e punteggiata di profumati fiori delle più svariate specie.
Qui, in un giorno di tanto, ma tanto tempo fa, Persefone in compagnia delle Sirene stava cogliendo narcisi quando sopraggiunse il tenebroso Ade, dio dell’oltretomba, che la trascinò di forza sul suo carro, e, spingendo al galoppo i suoi neri cavalli, scomparve negli abissi della terra.
Così, la fanciulla, figlia di Demetra dea delle messi, diventò la regina degli Inferi. Ma la madre, sconvolta dal dolore e per nulla rassegnata, chiese a Zeus che Persefone le venisse restituita, minacciando, in caso contrario, di non far più crescere un filo d’erba sulla terra.
Il padre degli dei si trovò in grande imbarazzo: temeva la minaccia di Demetra, ma aveva pure qualche esitazione a contrariarsi Ade.
Trovò, allora, una soluzione che accontentava tutt’e due: la fanciulla sarebbe rimasta con lo sposo per sei mesi all’anno, autunno e inverno, durante i quali Demetra poteva anche attuare la sua minaccia, mentre per i restanti sei mesi, primavera ed estate, avrebbe vissuto con la madre.
Persefone diventò, allora, il simbolo della vita che ciclicamente muore e risorge, secondo l’imperscrutabile e provvidenziale disegno della natura. Da qui l’importanza e la diffusione che il culto di lei ebbe in tutta la Magna Grecia, ove la maggiore ricchezza veniva proprio dalle coltivazioni.
E ad Hipponion, l’antenata di Vibo Valentia, tale culto ebbe il sopravvento su tutti gli altri e si espresse anche con riti particolarmente suggestivi: Le donne ipponiate al principio della primavera spiccavano i fiori novelli e s’inghirlandavano per imitare la dea, come se la figuravano, all’atto del rapimento… (Strabone, ndr).
Inoltre, proprio nel luogo dove Persefone era stata rapita, fu eretto in suo onore uno dei più bei templi dell’antichità, che poteva vantare trecento colonne di granito verde di Numidia, e diciotto pilastri di porfido sui quali si levava l’altare d’argento e d’alabastro con la statua della dea.
Giuliano Palange
(tratto da La regina dai tre seni. Guida alla Calabria magica e leggendaria, Rubbettino, 1994)
E’ un fatto accertato che il culto di Persefone e della madre Demetra ha origine molto antiche, antecedenti alla fase storica della Grecia arcaica e classica.
Altrettanto noto è che le due dee erano venerate in tutta la Magna Grecia (Calabria) e la Trinacria (Sicilia).
In Calabria nell’area di Locri Epizefiri il culto di Persefone era già in uso prima dell’arrivo dei Greci da parte di popolazione autoctone (Enotri, Siculi). Proprio i Siculi che poi passarono in Sicilia potrebbero aver portato il culto della dea nella terra di Trinacria.
E’ un ipotesi che si basa su incroci di studi effettuati da ricercatori calabresi e testimonianze degli storici antichi, principalmente Diodoro Siculo che però colloca la nascita del Mito nella sua terra, la Sicilia.
Lo Stesso Diodoro afferma però che il culto di Persefone praticato al suo tempo e dai primi Sicelioti poteva avere in realtà origine più antiche ed essere una rielaborazione greca di culti presistenti sull’isola.
A questo punto mi verrebbe da dire: se il culto di Persefone era pre-esistente l’arrivo dei greci in Sicilia e i Siculi che abitarono la Sicilia provenivano dall’Italia, ovvero l’attuale Calabria (I Magno Greci erano detti Italioti), quanto è azzardato sostenere che furono i Siculi a portare il culto in Sicilia? e questi da chi lo avevano appreso?
E’ noto che in Calabria in epoca antica esistevano diversi santuari dedicati alla dea Madre che poi verrà identificata con Demetra dalle stirpi elleniche che popolarono la nostra terra. La devozione che si riscontra nell’area di Locri e delle sub-colonie Hipponium e Medma non può essere casuale.
Diodoro Siculo ci informa che i Siculi occuparono l’entroterra Siciliano e probabilmente anche l’area di Enna, città in cui il culto di Demetra e Kore era molto sentito ed esisteva un Santuario a loro dedicato.
Del resto lo stesso Diodoro identifica, sulla base di resoconti storici precedenti, il lago di Pergusa come il luogo in cui avvenne il rapimento di Persefone da parte del dio degli Inferi Ade.
A tal proposito vale la pena menzionare anche la tesi sostenuta dall’artista-studioso Nick Spatari di Mammola (creatore e direttore del Museo Musaba), che identifica nella stirpe Locrese un’origine molto antica precedente alla colonizzazione greca, di cui sicuramente subì gli influssi, e proveniente dall’Oriente (la stipre che lui definisce “Asittita” ovvero con elementi culturali degli Assiri e degli Ittiti).
Penserete forse che il collegamento è fuori luogo, ma in realtà ho voluto menzionarlo solo per indicare che la Calabria era abitata da culture molto avanzate anche prima dell’arrivo dei greci e queste portarono con se sicuramente il loro culti e le loro usanze che potrebbero essere all’origine del mito di Demetra e Kore.
IL CULTO
Persefone veniva venerata da Locresi, proprio perché incarnava il simbolo gioioso della giovinezza e della vita e quello funesto del tramonto dell’esistenza e del terrore che la morte produce nell’animo degli uomini. Le offerte votive avevano lo scopo di propiziare i favori della divinità affinché tenesse lontana la morte dagli uomini e dalla natura e facesse fluire il ritmo della vita.
Era una Dea potente altro che la giovanetta inerme rapita da Ade, i miti pre olimipici quindi più antichi raccontano che ella scelse di avviarsi verso le profondità del regno degli Spiriti per occuparsi delle anime disincarnate…
Possiamo chiederle sostegno per liberarci dalle oppressioni e per ritrovate nuova energia nuova forza… Nuova determinazione.
Altare, offerte e simboli
Generale: primavera, corona di fiori, torcia, canne, cascate, fiumi e sorgenti, fiori
Animali: pipistrello, montone, pappagalli e tutti gli uccelli parlanti e scimmie
Piante: melograno, narciso, salice, giglio, edera, mughetto, giglio orientale, felce capelvenere, margherita e lavanda
Profumi / Profumi: F profumi loral, soprattutto Narciso e giacinto, mandorle, vaniglia e bergamotto, melograno
Gemme e metalli: cristallo, quarzo, agata, onice nero, tormalina rosa, zaffiro, ossidiana, mercurio, corallo, agata e diaspro
Colori: verde, nero, azzurro, viola, magenta, indaco e giallo.
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Michela Chiarelli