Karma

Il Karma è un concetto comune a molte religioni: induismo, buddismo, ebraismo, cristianesimo originario, paganesimo, wicca.

Cristo ne parla nel Vangelo di Tommaso, Vangelo che non fu inserito tra i Vangeli canonici nel concilio di Nicea del 325 D.C.
Il concilio venne indetto dall’Imperatore Costantino per stabilire quale, tra le tantissime fedi presenti nell’Impero Romano, doveva essere la fede unica ed ufficiale; una volta optato per il Cristianesimo (una dura lotta contro il Mitraismo!) venne anche stabilito quali testi dovevano essere ritenuti “canonici” e quali “apocrifi”, tra più di 40 vangeli e testi a disposizione.
Il Vangelo di Tommaso fu probabilmente ritenuto apocrifo perché il concetto di più vite successive e di karma era troppo scomodo per una Chiesa che ambiva al potere temporale, dato che il concetto di karma porta con sé la responsabilità personale, quindi la vera libertà.
Anche nell’altro apocrifo “vangelo di Gesù” il Cristo parla della “legge di semina e di raccolta”, ovvero del karma. Ma cosa significa karma?

Karma in sanscrito significa “azione”. Quindi possiamo agevolmente riassumere la teoria del karma in questo modo:

Tu Sei responsabile di ogni tua azione!

Ovvero
Fai quello che vuoi,
Ma la responsabilità è tua!
In pratica, ogni nostra azione porta con sé un effetto. E questo effetto sarà positivo o negativo a seconda della qualità dell’azione, se positiva o negativa.

Ci sono una serie di azioni, che chiameremo “contro la vita”, dai cui effetti siamo messi in guardia in tutte le religioni e in tutte le norme di diritto civile: l’omicidio, il furto, ma anche la calunnia, la maldicenza, lo spergiuro, l’adulterio.
Si dice, quindi, che queste azioni creano “karma negativo”.

All’opposto, le azioni “per la vita”, la bontà, la gentilezza, la compassione, le opere buone, creano “karma positivo”.

Partiamo dall’ipotesi che lo scopo ultimo dell’Universo e della nostra Terra sia l’armonia, l’armonia mundi, che si basa sulla legge dell’amore. Quando amiamo e le nostre azioni sono motivate da buoni sentimenti, sappiamo che stiamo creando karma positivo. Quando invece agiamo motivati da sentimenti contrari all’amore, sappiamo che stiamo creando karma negativo.

È come se avessimo un enorme conto corrente cosmico in cui vengono depositate tutte le nostre azioni.

Ma complichiamo un po’ la faccenda. Affinché ci sia un’azione, bisogna che prima ci sia un’emozione o un sentimento, una pulsione, un desiderio, poi un pensiero, e alla fine della catena, un’azione. Questo è generato dalla funzione difensiva delle su citate amigdale, per esempio: un rumore improvviso ci fa sussultare anzitutto, solo poi realizziamo la fonte del rumore, con il pensiero successivo.

Quando si parla di karma negativo, l’azione ha più valore del pensiero e del sentimento. Ovvero: posso provare odio per qualcuno (il che crea già un po’ di karma negativo), posso pensare di ucciderlo (altro karma negativo), e poi posso passare all’azione uccidendolo davvero (il che crea un grosso karma negativo!). Quindi, l’azione ha più valore del pensiero e del sentimento.

Ma quando parliamo di karma positivo, le cose si ribaltano: il sentimento ha più valore sia del pensiero che dell’azione, in ordine decrescente. Ovvero, affinché la mia buona azione sia davvero buona, occorre che sia i pensieri che i sentimenti siano buoni. Altrimenti, se faccio una buona azione ma di malavoglia, con pensieri negativi, non vale, e la stessa non mi verrà conteggiata come karma positivo.

Non male, eh?

Passiamo tutte le nostre vite su questa terra immersi nella legge del karma. Che fu un grandissimo regalo di Dio all’atto della creazione: il libero arbitrio. Quindi la libertà di scelta. Dio, secondo alcuni filosofi, pose la legge del karma perfino al di sopra di se stesso. Non è sua facoltà punire o giustiziare. Sono le nostre azioni che fanno questo.

Quindi non esistono vittime o carnefici, ad un livello più alto: anche se oggi ci sembra di essere sempre vittime delle situazioni, degli uomini, del mondo intero, in realtà siamo noi che abbiamo creato il nostro destino, in questa vita o in altre vite.

L’uomo che oggi ci tradisce e ci fa soffrire è, magari, un essere che noi abbiamo fatto soffrire in altre vite. Il capo che oggi non ci promuove e non ci capisce forse è un essere che, in altra vita, noi abbiamo sfruttato e denigrato. Il delinquente che ci uccide e ci ferisce potrebbe essere un individuo che in un’altra vita abbiamo ferito e ucciso noi. La persona sconosciuta che ci fa una gentilezza può darsi che sia una persona che noi abbiamo aiutato in una vita o in altre vite. L’uomo che ci ama così tanto può darsi sia legato a noi da vincoli karmici di amore, provenienti da altre esistenze. E via discorrendo.

Certo, non è facile, per noi, capire quando stiamo creando karma e quando lo stiamo risolvendo. Anche un omicidio potrebbe essere il pareggiare un conto karmico. Se però poniamo come punto di riferimento che su questa terra lo scopo è l’evoluzione spirituale e il vivere le leggi dell’amore, allora abbiamo una direzione: quanto più riusciamo, pur nella nostra emotiva umanità, ad andare verso l’amore, tanto più ci avviciniamo alla risoluzione del karma.

Non è facile, nel presente, rendersi conto della legge del karma. Ci sono azioni a cui corrisponde una reazione immediata: se do uno schiaffo a qualcuno, è probabile che questa persona mi restituisca immediatamente lo schiaffo. Azione, reazione. Causa, effetto. Se oggi studio molto per il compito in classe di domani, può darsi benissimo che il compito vada bene. Se credo in me stessa, sicuramente otterrò il risultato desiderato. Insomma, vogliamo dire che ci sono azioni il cui effetto è immediato nel tempo o immediatamente posticipato, quindi semplice da riconoscere.
Ci sono però azioni il cui effetto è dilazionato nel tempo, e quindi non è immediatamente percettibile cosa stia succedendo.
Se oggi decido di lavorare sul mio karma o sul karma familiare, ad esempio di truffe fatte e subite, e decido di comportarmi bene e onestamente, può darsi che prima che veda i risultati benefici di questo cambiamento di rotta debbano passare mesi o forse anni.
Non è facile mantenere la giusta rotta e la giusta determinazione ed andare comunque avanti, nonostante tutto, ma ricordiamoci che se il presente di oggi ci fa capire le azioni di ieri, con le azioni di oggi creiamo il nostro domani.
“Che tu creda di riuscirci o meno, avrai comunque ragione.” (Harry Ford)
Ognuno di noi, anime che scendono su questa terra, è chiamato imparare delle lezioni, per migliorare se stesso, dirigendosi verso la luce e l’amore, vita dopo vita. Un vita sola può non bastare….servono vite e vite di lavoro, di apprendimento, di successi e ricadute. Una volta imparata una lezione, nella vita successiva ci dedicheremo a quella successiva.

Ognuno di noi si trova a diversi livelli di evoluzione, diciamo a diversi livelli di apprendimento nelle varie lezioni: su un argomento siamo degli studenti dell’asilo, impegnati nel tracciare le stanghe delle lettere, su un altro siamo dei liceali di buon livello, su un altro dei dottorandi dell’università. Ognuno secondo la propria storia universale di vita.

Per questo motivo non dovremmo permetterci la superbia di giudicare l’evoluzione di un altro essere umano.

Un essere che a noi sembra poco evoluto, può invece essere più evoluto di noi per certe lezioni, e più indietro rispetto a certe altre. Ma chi si assume l’arroganza di giudicare dove è il meglio per un’altra anima? Stiamoci attenti, perché noi siamo stati abituati al giudizio e al dualismo fin da piccoli: questo è bene, questo è male, questo è giusto, questo è sbagliato.

Il giudicare se stessi e un altro essere umano, però, ci porta lontano dalla via dall’amore e ci instrada sulla via della superbia e dell’arroganza, o della disistima e della depressione.
Non giudicare non significa non avere discernimento o non avere opinioni. Viviamo ancora in un mondo dualistico, un mondo dove esiste la luce ed esistono le tenebre, dentro di noi e fuori di noi. Avere discernimento è anche necessario per proteggere se stessi, ad esempio, tenendoci lontani da cose o persone che potrebbero avere un effetto nefando su di noi.

Non giudicare significa non condannare, senza pietà o compassione. Significa osservare con cuore puro, aperto ed imparziale, significa provare compassione e dire una preghiera, invocando la benedizione divina, su sé e sugli altri. Se anche una volta abbiamo sbagliato, non condanniamoci: prendiamo l’impegno con noi stessi di provare a fare meglio, la prossima volta.
Non giudicare significa abituarsi a riconoscere le ferite del nostro Ego, le quali, quando incontrano emozioni con esse risonanti, fanno sentire tutta la potenza del loro dolore. Assenza di giudizio e riconoscere il proprio ego vanno di pari passo. È una strada, un lungo cammino di apprendimento. Non credo sia possibile eliminare l’ego da sé, è una parte costituzionale della nostra personalità, e talvolta, ad esempio sul mondo del lavoro, è utile avere un ego solido e formato.
Per far sì che l’ego non prenda il dominio sulle nostre vite e non diventi ipertrofico, chiudendo il nostro cuore alla compassione e alla condivisione, dobbiamo conoscerlo e riconoscere le sue ferite. Questo basta, questo è già tanto. Il resto verrà da sé, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Anche la persona che ci sembra più materiale o più lontana dalla luce, è impegnata, forse inconsapevolmente, nel proprio cammino di evoluzione.

Lasciamoglielo fare. Non permettiamoci di attaccare, di giudicare o di consigliare chi non ci chiede aiuto. Significa che non ne sente bisogno. Ognuno si dirigerà verso la luce, vita dopo vita, secondo quando si sentirà attratto della luce del faro.

E ognuno di noi è il solo Maestro di se stesso. Potrà incontrare insegnanti, al limite ogni tanto, quando si sente perso nei marosi della vita, dei consiglieri, ma è bene che ognuno di noi non ceda a nessun altro la responsabilità e le scelte della propria vita.

Stiamoci attenti. Non prendiamo le parole di nessun maestro, di nessun terapeuta, di nessun medium o channeler come fossero oro colato per noi, e ci indicassero la nostra direzione di vita.

Scegliamo noi, con la nostra mente e il nostro cuore, esercitando la nostra razionalità e soprattutto il nostro istinto, educandoli ad ascoltare la voce profonda della nostra anima, che sa quale è la strada migliore per noi.
Ricerchiamo, studiamo, approfondiamo, rielaboriamo i concetti e facciamo nostri quelli che sentiamo aderenti a noi, e poi lasciamo che la strada della nostra anima, la nostra strada personale, si palesi. E seguiamola, consci e fiduciosi che ci porterà nel posto migliore per noi.

Il risvolto positivo del concetto di karma è la nostra libera autodeterminazione. In ogni momento possiamo analizzare noi stessi e la nostra vita, capire che il presente è il frutto del passato, e cambiare direzione. Nuove azioni nel presente significano un nuovo futuro domani. La legge di risonanza e la legge del karma non mentono mai.
Può darsi che gli effetti delle azioni positive non siano immediati, può darsi che il karma da ripulire sia tanto, ma non demordiamo! Continuiamo a mettere azioni positive, come piccoli gradini di una scala…
Certo, per quando riguarda le azioni palesi di questa vita (ES: non ho studiato quindi non riesco a trovare un buon lavoro; mi iscrivo allora ad un corso serale di specializzazione, troverò un lavoro migliore) è relativamente semplice, anche se sappiamo tutti quanto talvolta possa essere difficile, ma per quanto riguarda le azioni di altre vite??? Quando non riesco a capire cosa sia che rende la mia vita non felice, perché incontro sempre gli stessi uomini sbagliati, perché il lavoro non mi dà il giusto guadagno, perché gli amici prima o poi mi tradiscono?

Così le nostre menti si fusero e incominciammo a dar vita ad una serie di seminari molto ben seguiti da cui nacquero e si rafforzarono le pagine seguenti.

 

Tratto dal libro: https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__risveglio-sacro-femminile-creatore.php  di

 

Michela Chiarelli ©