Immaginate di essere un lillipuziano, proprio un piccoletto che Gulliver possa delicatamente adagiare sul retro di un violino o di una chitarra appoggiati in senso orizzontale. E immaginate qualcuno che  vi faccia la proposta di “ suonarvi”.

Ai miei tempi , la minaccia tipo “ te le suono!” …all’orecchio non  “suonava” molto rassicurante.

Quando Michela mi fece questa proposta, sentii  come primo impulso quello di salutarla e tornare a casa.

Ma avevo compreso quale gran lavoro ci fosse dietro: una passione paragonabile a quella di un liutaio e una manualità pratica condivisa con Umberto, suo suocero.

Fui perciò invitata a sdraiarmi sopra la cassa armonica di un letto in legno appositamente approntato, percorso da metri di corde metalliche  di vario diametro sulla sua faccia inferiore: una serie di aperture circolari avrebbero permesso all’artista-arpista di  entrare con le sue sapienti mani  e di “suonarmi” in zone diverse del corpo..

Che dire? Ormai ero lì con un fisico ben rattrappito al pensiero della mamma  nuovamente ricoverata.

Poi le vibrazioni sonore iniziarono a coinvolgere la tavola in legno su cui ero sdraiata, ad attraversare il soffice materassino e…la mia carne! La melodia era gradevole anche se non orecchiabile o riproducibile. Iniziai a seguirla, a godere di quella novità un po’ strana e pian piano mi accorsi di non essere più contratta e tesa come la corda del famoso violino.

Con il rilassamento arrivò anche una specie  di “felicità”, come la percezione che le cose sarebbero andate meglio. Mi sentii anche molto onorata di essere  protagonista e fruitrice di una novità assoluta e geniale,  frutto di immenso intuito risanatore e di una fervida immaginazione.

Quel  letto è uno strumento musicale vero e proprio, con le corde, i loro alloggiamenti e tensori.  Non è la frequenza guaritrice che entra nelle orecchie tramite le cuffie dell’mp3:  è proprio il corpo  fisico che prende posto all’interno di uno strumento musicale.

Per essere “suonato”.  Ve lo volete perdere?

Tiziana Ghiggia

 

Veuliah – La tavola Armonica- Un trattamento è unico quando lo strumento è unico

Michela Chiarelli