Se dovessi scegliere un modo per descrivere la magia — quella vera, quella che si sente nelle colonne sonore di Spielberg, nei sogni lucidi, nei momenti in cui il confine tra realtà e visione si assottiglia — sceglierei il Lidio.
Il Lidio è come la scala maggiore ma con il quarto grado alzato. In Fa Lidio quella nota è Si naturale invece di Si bemolle. Un tritono dalla tonica — l’intervallo che per secoli è stato chiamato diabolus in musica, il diavolo nella musica, perché destabilizza, sospende, toglie il terreno sotto i piedi.
Ma nel Lidio quel tritono non risolve verso il basso come nella musica medievale. Fluttua. Resta lì, sospeso, come se la gravità avesse smesso di funzionare. Ed è esattamente quella sensazione che John Williams ha usato per far volare E.T. sullo sfondo della luna, che Danny Elfman ha usato per il tema dei Simpson, che ogni compositore di fantasy usa quando vuole aprire un portale verso un altro mondo.
Fa Sol La Si Do Re Mi — il Si naturale è la chiave magica.
Il drone di Fa tenuto sotto la melodia crea quella fluttuazione continua. Quando la melodia tocca Si, l’orecchio si aspetta una risoluzione che non arriva — e rimane sospeso a mezz’aria. È la sensazione di guardare in basso da un’altezza e non avere paura.
