Michela Chiarelli

Modernews. Intervista Michela Chiarelli

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Sciamanesimo Indigeno e Arti Terapeutiche: Intervista Scritta

Sciamanesimo Indigeno Italiano e Riconoscimento Accademico

  1. Qual è la sua interpretazione del ruolo di “custode dello sciamanesimo indigeno italiano” e in che modo questa pratica si differenzia dai movimenti neo-sciamanici transculturali?

Consapevolezza e Continuità

Il mio ruolo non è una rivendicazione di rappresentanza, ma un atto di profonda consapevolezza e responsabilità verso un’eredità inestimabile.

Ci tengo a precisare che non ho mai avuto l’intenzione di presentarmi o di essere considerata come la rappresentante dello “sciamanesimo italiano” nel suo complesso, o nella sua espressione territoriale più ampia.

Personalmente riconosco l’esistenza di molteplici e legittime realtà spirituali in Italia.

Io sono la Custode dei saperi della mia famiglia, arrivati a me seguendo fedelmente la linea materna e trasmissione alle figlie femmine per sette generazioni.

Questa linea di trasmissione matrilineare è stata inoltre validata nell’ambito della ricerca svolta sul territorio, fornendo una base storica solida al mio operato.

Il lavoro del Custode non serve a generalizzare, ma a illuminare un punto cruciale:

La mia pratica fa da collegamento dalla preistoria a oggi, evidenziando che la nostra terra ha custodito forme di spiritualità autoctona, complessa e profonda, affermando che non c’è stata nella nostra storia solo la dimensione riduttiva della ‘stregoneria’.

La mia interpretazione del ruolo di Custode affonda le radici nella storia della mia famiglia: questa conoscenza e pratica è stata tramandata di madre in figlia o come nel mio caso da Nonna a nipote, per sette generazioni. Non è un ruolo che ho scelto, ma un’eredità che onoro e vivo quotidianamente.

La differenza fondamentale con i movimenti neo-sciamanici transculturali risiede nella sua natura, caratterizzata da un’estrema semplicità.

I nostri antenati intraprendevano percorsi di ricerche interiori pure, senza ausilio di sostanze psicotrope.

Ho condiviso ricerche esperienziali e geograficamente specifiche della tradizione della mia famiglia. Sono consapevole di essere solo una piccola voce, che vibra in onore dei nostri antenati e piena di gratitudine per il meraviglioso mondo delle Tradizioni Regionali e dello Spirito Comunitario.

A differenza dei moderni approcci basati sulla visualizzazione di ambienti e situazioni o su modelli importati, la mia pratica affonda proprio fisicamente, mani e piedi, occhi e orecchie, concretamente nel paesaggio, con i suoi odori, colori, suoni e temperature, cercando di leggerlo nella pace come nella fatica.

I miei luoghi di sperimentazione sono stati nella natura stessa: scendere nelle grotte, salire in alta montagna o dimorare in un bosco.

Questo radicamento nel territorio, in una relazione diretta e non simbolica con gli elementi naturali e con i luoghi sacri del nostro Paese, è l’essenza della mia ricerca. A casa o in studio posso certamente visualizzare, ma avendo conosciuto il soggetto nel suo ambiente naturale in tutte le sue caratteristiche, la visualizzazione può davvero prendere corpo.

  1. Il Riconoscimento della Leeds Trinity University: Il riconoscimento accademico di una pratica spirituale indigena è un evento raro. Qual è stato l’elemento o l’aspetto del suo lavoro che, a suo avviso, ha convinto l’Università della sua rilevanza e del suo impatto?

Che dire? Io sono stata me stessa e ho semplicemente risposto alle domande.Credo che l’elemento chiave sia stata la naturalezza e la profonda connessione con pratiche etnoantropologiche verificabili. Nel corpus della ricerca si asserisce che menti illuminate e grandi ricercatori si siano ritrovati concordi nel riconoscere una eco di sciamanesimo indigeno nelle mie conoscenze.

Nel suo Italian Shamanism and Witchcraft, la dott.ssa Puca, appassionata ricercatrice della Leeds Trinity University, ha fedelmente riportata l’esperienza del nostro incontro in Italia, avendo avuta l’opportunità di vivere fianco a fianco per alcuni giorni e di avermi potuta osservare anche in alcune parti delle pratiche – che nella loro profondità sono riservate agli apprendisti – rigorosamente in forma orale, di “madre in figlia” come tradizione vuole.

Non si è trattato di una valutazione teorica, ma di un riscontro sul campo.

L’impatto e la rilevanza sono emersi dalla dimostrazione che questa tradizione orale familiare non solo è viva, ma è anche efficace, coerente e s’inserisce in un quadro storico e culturale ben definito, confermando la sua validità al di fuori di un contesto puramente spirituale.

  1. Quali sono le principali fonti storiche, culturali o orali su cui si basa la sua pratica per poterla definire specificamente “indigena italiana”? In che modo ha gestito il rischio di sincretismo o di appropriazione culturale?

La mia pratica ha una base prettamente orale e familiare, proveniente dalle conoscenze tramandate dalle mie antenate, che sono sempre state le mie fonti principali. Questa conoscenza è stata trasmessa, tra mille peripezie, consentendo la sua conservazione; ma per quanto riguarda la “gestione del rischio di sincretismo o di appropriazione culturale”, posso soltanto guardare alla storia del nostro territorio e del nostro popolo. Eravamo esperti navigatori, ci scambiavamo merci e informazioni: e non solo! Nella mentalità dell’autentica Roma il sincretismo era la norma, era lo standard desiderabile. Dunque, come sarebbe possibile reputare ciascuna credenza come libera dalle fusioni con altri popoli? Non credete anche voi che questo sia un falso problema? Con questo studio è stata riconosciuta la fedele “evoluzione e attualizzazione” di usi, costumi e metodi sviluppatasi sul nostro territorio o che vi hanno attecchito per una qualche arcana risonanza.

  1. In che modo il suo lavoro contribuisce alla conservazione e alla rivitalizzazione di questo sapere in un contesto moderno?

Cerco di contribuire attraverso la condivisione di una documentazione resa attiva, attuale, agganciata alle problematiche attuali.

Questo avviene in molteplici forme:

  • Convegni e Conferenze: Presento la tradizione e le mie ricerche in contesti accademici e pubblici.
  • Libri e Articoli: Pubblico il sapere e le tecniche per renderle accessibili a chi desidera conoscerle e studiarle seriamente.
  • Condivisioni: divulgo questa connessione con le nostre radici.
  • Racconti: Condivido le storie e le esperienze delle mie antenate, mantenendo viva la tradizione orale e onorando la loro memoria.

Questa attività costante assicura che il sapere non sia solo “conservato” in segreto, ma sia rivitalizzato e inserito come risorsa nel panorama olistico e culturale contemporaneo. Le voci delle mie antenate risuonano in me: gioie e fatiche, in vita e in morte hanno trovato espressione in un EP di recente incisione affinché “quel” mondo di persone semianalfabete, ma dallo spirito acuto, possa fare capolino nel robotico ritmo della nostra vita quotidiana.

Sinergia tra Sciamanesimo e Arti Terapeutiche Olistiche

  1. Come si intersecano e si completano la musicoterapia e l’arteterapia con i principi fondamentali dello sciamanesimo nella sua pratica olistica?

Mi dispiace dover dissentire, ma ciò che è stato definito dagli studiosi Sciamanesimo Indigeno Italiano, ha delle similitudini, ma non delle specificazioni nelle pratiche olistiche moderne che ho studiato per mio interesse personale.

Per esempio, mi è stato trasmesso che le vie di riequilibrio e di connessione sono tradizionalmente tre, e in esse si ritrovano dei tratti riscontrabili nelle Arti olistiche:

  • Il Ripristino Energetico: La via del riequilibrio e dell’armonizzazione.
  • Il Canto e la Danza: La via del suono e del movimento espressivo.
  • L’Espressione Creativa: La via della manifestazione artistica dell’anima.

La Musicoterapia e l’Arteterapia Olistiche sono una naturale estensione moderna di queste tre vie, ma non sono interdipendenti.

Il canto e la danza sono forme ancestrali di Musicoterapia e Arteterapia – usate per alterare gli stati di coscienza senza far uso di sostanze psicotrope – per comunicare con il sacro e armonizzare la persona.

L’arteterapia agisce come l’espressione creativa, fornendo un canale non verbale per elaborare l’esperienza spirituale.

In sintesi, queste discipline non sono aggiunte allo sciamanesimo, ma sono un’espressione più moderna e strutturata, offrendo strumenti accessibili per il benessere olistico a tante persone.

  1. Potrebbe descrivere un esempio pratico di questa sinergia?

Innanzi tutto, è bene si sappia, che è un dono molto raro ricevere una sessione in linea con la mia tradizione.

Ammesso che ci sia un’apprendista volenterosa, un esempio pratico di sinergia inizierebbe con l’Ascolto e l’Accoglienza della persona e del suo bisogno.

La fase successiva può includere camminate in natura e la scelta meditativa del luogo dove avverrà la sessione, che è un atto sciamanico di radicamento, conoscenza e rispetto dell’ambiente con cui si desidera entrare in connessione.

Una volta stabilito il luogo, la sessione si sviluppa attraverso:

  • Pratiche Sonore: l’uso di strumenti per facilitare un rilassamento profondo o per indurre un viaggio interiore, finalizzato al riequilibrio energetico.
  • Dipinti o Espressione Creativa: La persona viene invitata a trasferire ciò che ha percepito o ricevuto durante il viaggio sonoro in una forma visiva o materica (pittura, modellazione).
  • Danza o Movimento: Infine, la persona può concludere con una danza o un movimento intuitivo per integrare l’esperienza nel corpo.

Questa sequenza potrebbe coinvolgere l’individuo in un processo di auto-scoperta, in cui il corpo, l’emozione e lo spirito lavorano insieme per l’Integrazione.

  1. Nello sciamanesimo, il suono (tamburo, canto) è spesso un veicolo per stati di coscienza alterati. Quali strumenti o tecniche utilizza nella sua musicoterapia per facilitare un’esperienza di benessere che sia contemporaneamente artistica e spirituale?

Il tamburo viene normalmente usato nelle pratiche transculturali ma, come ho già spiegato in altri contesti e interviste, la musica che utilizzo come mio mezzo personale è un insieme di connessioni profonde che vanno oltre la tecnica strumentale.

Lo strumento primario è L’Anima e l’Intenzione posta in ogni vibrazione per favorire il benessere e l’armonizzazione.

Ogni strumento può fungere da veicolo di connessione, ma io amo in particolare utilizzare:

  • L’Arpa: ma è una mia preferenza, poiché dalla sua risonanza e spiritualità è nato il mio libro Arte dei suoni sciamanici di guarigione: Arpa Sciamanica. L’arpa, con le sue vibrazioni ricche e complesse, facilita l’apertura a stati di coscienza profonda in modo gentile e avvolgente.
  • Una vasta gamma di ausilii sonori: non solo il tamburo, ma anche sonagli e altri strumenti legati al nostro territorio. E il mio canto intuitivo.

La tecnica non è la performance, ma la capacità di “ascoltare” il campo energetico della persona e di risuonare con strumenti e melodie che offrano la frequenza di cui ha bisogno per ritrovare l’armonia interiore… Ma ripeto, sono situazioni molto rare.

  1. Lei definisce le sue arti terapeutiche come “olistiche”. Potrebbe spiegare meglio?

Sì. Intendo l’accoglienza di ogni creatura in tutti i suoi aspetti. Definisco le mie arti come “olistiche” – dal greco òlos, che significa “tutto, intero” – perché il mio approccio si concentra sull’accoglienza di ogni creatura in tutti i suoi aspetti interconnessi: fisico e spirituale.

Questo significa che in una sessione, pur concentrandosi su un’area, teniamo in considerazione e trattiamo contemporaneamente le seguenti componenti:

Rilassamento: Lo stato di rilassamento corporeo, la respirazione, la postura e le sensazioni somatiche.

  • Emozioni: L’espressione e l’accoglienza dei sentimenti.
  • Pensieri: restare nel momento presente con l’obiettivo della voglia di rilassarsi e ritrovare chiarezza.
  • Spiritualità: La riconnessione con il proprio Sé più autentico e con le proprie risorse interiori.

In quest’ottica, ogni sessione sarebbe un dono particolare, un percorso unico, non duplicabile, costruito con gentilezza e “tagliato su misura” per aiutare l’individuo a riscoprire la propria integrità e forza.

Non un lavoro che segue un protocollo o un quadro clinico. E nemmeno un merchandising.

Siti Web / Progetti:

www.michelachiarelli.com
www.worldwomanart.com

Grazie della sua attenzione e saluti a tutti i lettori.

Michela Chiarelli

Giornalista: Desiree Fadda

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