INTERVISTA a MICHELA CHIARELLI

a cura di

ALESSIA FAIOLI, BENEDETTA GALLO, BEATRICE SCONFIENZA

Professoressa LIA ZOLA

FACOLTÀ di SCIENZE INFERMIERISTICHE di ASTI:

TECNICHE  POPOLARI  ed  E.F.T.

 

 

 

1) Cosa vuol dire essere una guaritrice?

 

 

La guaritrice è una persona che ascolta colui che le si pone di fronte con tutti i suoi sensi sottili e interpreta ciò che sente. Non fa una diagnosi, ma entra in contatto profondo con l’altro e sviluppa il suo sentire per entrare in empatia reciproca, per capire il mondo altrui e qual’ è la causa del malessere.

 

La questione del dolore, per il quale si cerca a tutti i costi un intervento risolutivo, la considero sottile, da trattare con cautela in quanto la manifestazione fisica è solo un effetto di ben altro che  nasce:

 

  • nell’anima
  • nel sistema empatico
  • nel mondo interiore che è il filtro col quale leggiamo il mondo esterno, da cui poi traiamo e desumiamo come dovremmo essere e cosa sarebbe giusto fare

 

Nel corso degli anni, ho osservato centinaia di persone sofferenti e ho potuto constatare una stretta correlazione tra ciò che l’individuo porta con sé dalla nascita e ciò che gli capita nella vita.

 

La guaritrice riceve delle sensazioni che deve interpretare per capire cosa sia meglio fare;  dopo di che sceglie la via migliore per condurre il ricevente vicino alla soluzione che può accogliere:

 

  • ricevere supporto dalla medicina occidentale indicando lo specialista più adatto
  • ricevere un trattamento energetico
  • partecipare a un rituale di guarigione sciamanica
  • praticare una forma artistica
  • sottoporsi a una regressione
  • effettuare una camminata rituale o una esperienza in natura
  • cimentarsi nel combattimento rituale
  • altro ancora

 

Si cerca la tecnica, la pratica più idonea per arrivare all’obiettivo, sempre ricordando che questa deve essere una soluzione terapeutica condivisa e veramente accolta: pena il fallimento o un inopportuno allungamento dei tempi

 

Entrando nella percezione di tutto l’universo è necessario avviare una strategia di guarigione completa che comprenda un miglioramento dello stato interiore o dello spirito, del corpo e dell’anima di chi chiede aiuto.

 

Oggi  “ Guaritrice” è un termine altamente inflazionato perché viviamo in un’epoca dove alcune persone credono che basti addentrarsi all’interno di un piccolo percorso che parli di spiritualità, pratiche magiche o energia, fatta di tecniche e di ripetizioni, per essere/diventare guaritori.

 

Modernamente in molti seguono un corso, imparano una singola disciplina e credono di essere dei guaritori… o si riciclano nel mondo dello Spirito per ideali più materici.

 

 

“Essere una guaritrice” per me significa:

 

  • essere capace di fare tante cose che portino sollievo al cuore, al corpo e allo Spirito

 

  • donare sollievo con la presenza, le parole, le  azioni, gesti e comportamenti

 

  • rasserenare con la preghiera, la risata, la consapevolezza

 

  • essere canale e mezzo di guarigione

 

e fare di questo uno stile di vita e non SOLO UN LAVORO.

 

Bisogna fare un distinguo tra cos’è una guaritrice e la medicina ufficiale, perché è giusto dire che una guaritrice deve essere esperta in molte discipline e scienze.

 

Per creare il benessere delle persone, per cercare di creare il massimo bene di chi chiede aiuto, una guaritrice utilizza più discipline che aiuteranno la persona ad arrivare al suo benessere.

 

La guaritrice non è una figura che ti dà il farmaco, perché è lei stessa medicina intesa come una predisposizione, una manifestazione del Divino nella propria vita, predisposizione che nasce dallo spirito profondo dell’universo.

 

Essere guaritrice vuol dire possedere un’estrema connessione, una grande empatia con tutto e tutti.  Quindi tratta ogni caso in base alla sua naturale unicità.

 

Rispettando la medicina ufficiale ho approfondito molte mie passioni come genetica, fisiologia, postura, scienze e anatomia così, come ho appreso varie tecniche olistiche.

 

E sì: un guaritore deve possedere coscienza e conoscenza in sommo grado, ma soprattutto mantenere il rispetto per la medicina moderna alla quale non si deve mai sostituire, ma solo rispettosamente affiancare.

 

 

 

2) Come ha avuto il dono?

 

Era nella mia linea Genetica di questa forma umana, in cui per sette generazioni, documentate oralmente, si sono trasmesse pratiche, sapere, iniziazioni e tecniche di guarigione.

 

Sono nata con questa predisposizione e in questo corpo con un’anima cosciente, con ricordi antichi che si sono manifestati sin da quando ero molto piccola, inducendo la nonna materna a trasmettermi le sue conoscenze, i suoi sacerdozi e a iniziarmi ad antiche pratiche che finora, nonostante i numerosi libri che ho pubblicato, non ho mai svelato se non alcuni frammenti ad allieve predisposte.

 

Ho imparato a sviluppare ciò che erano le mie predisposizioni compiendo un percorso interiore di conoscenza delle stesse.

 

Essere guaritrice è un sacerdozio inteso come servizio e missione dell’anima atta alla mediazione tra la divinità e la sua creazione, una forza di aiuto a tutta la collettività.

 

Non è come frequentare un corso o una scuola: è una predisposizione e necessita di una mente aperta per abbracciare tutte le discipline, ma soprattutto bisogna possedere una spiccata predisposizione verso il prossimo, all’accoglienza dell’ “altro”.

 

Poiché per poter “interpretare” il prossimo ed essere uno strumento di aiuto valido, tu stessa devi essere in ordine e in grado di avere un’ottima empatia, ma tutto ciò è caratteriale, è una predisposizione  non presente in tutti.

 

3) Chi guarisce? 

 

Le persone bisognose su tanti livelli di coscienza.

 

Ovviamente è inappropriato fare una descrizione di coloro che beneficiano delle mie pratiche, ma sarebbe più corretto dire che chiunque o nessuno potrebbe beneficiare del mio supporto, tutto dipende da quanto la persona che ha bisogno si affida.

 

Molte delle mie pratiche insegnano ad agire sul proprio corpo, sul proprio spirito, quindi questo corpo e questo spirito devono essere predisposti e aperti al cambiamento. Chi giunge a me deve essere disposto ad accettare la cura che ha in sé creando una relazione con sé stesso e allo stesso tempo sviluppare fiducia in me. Il tutto regolato sempre dal rispetto reciproco e del libero arbitrio.

 

Il mio lavoro – a differenza della medicina moderna che può annullare un dolore agendo direttamente sulla biochimica dell’organismo – richiede impegno e costanza.

 

 

4) Cosa guarisce? 

 

In questi anni mi è stata sottoposta tutta una serie di malesseri, nati da frammentazioni del sé e dei corpi sottili, traumi vissuti nell’infanzia o creati da incidenti.

 

In breve: collaboro ad alleviare dolore, sterilità, distorsioni, ernie discali e addominali, torsioni del coccige, ecc.

Tristezza, dolore interiore e irrisolti da vite passate creano un presente distorto, un corpo malato o un cuore infelice.

 

Durante le sedute osservo con attenzione la persona, i colori della sua aura, le aree che sono interessate dal disagio e il tutto mi aiuta a comprendere quale sistema sta manifestando il disturbo. Analizzando la vita dell’individuo, le sue emozioni, il cuore, il corpo e la mente si instaura la via per guarire. Aiutando il corpo fisico o il corpo spirituale e innalzando il livello energetico, migliora il benessere e l’umore della persona.

 

Potenzialmente –  e sottolineo potenzialmente -, se c’è collaborazione, non ci sono dei veri e propri limiti sul tipo di guarigione che si possa raggiungere.

 

Ovviamente esistono disturbi che non possono essere “guariti”: è proprio il concetto stesso di “guarigione” che dobbiamo esplorare e correggere, perché se riduciamo la guarigione al mero togliere un disturbo o il dolore, non è detto che quella sia una vera guarigione perché “non tutti i mali vengono per nuocere”.

 

Nella visione dell’Antica Tradizione ci sono alcuni mali che non possono essere tolti, ma che grazie al lavoro svolto insieme trovano un significato diverso e nell’evoluzione un male diventa un’opportunità.

 

Nella mia visione, le ripetizioni di problemi devono condurre lungo un percorso di cambiamento e crescita che la persona non ha ancora capito.

 

Il ruolo della guaritrice a volte non è quello di togliere questo problema, bensì mostrare la ragione di esso ed è solo sondando insieme quale è il suo scopo e cosa ci sta insegnando che tutto può cambiare.

 

Noi siamo abituati a vedere la vita o la guarigione in modo univoco e tentiamo sempre di togliere i disagi, ma nell’Antica Tradizione non è così: la sofferenza, nella visione tradizionale, potrebbe portare in sé  il segreto di quell’intera esistenza e, talvolta, anche di quelle precendenti e solo poi, se giustamente indirizzate, si può giungere a creare guarigione.

 

Per esperienza personale ho affrontato diversi problemi – da quelli banali a quelli più profondi –  e tutti avevano un senso, un mistero, un segreto, un insegnamento.  Il mio essere si è impegnato a trovare una via per alleviare o risolvere quel problema alla base, che potrebbe essere la guarigione totale anche del corpo oppure la non più rassegnata, bensì dinamica “accettazione” del problema e la sua risoluzione spirituale.

 

 

5) Come guarisce?

 

Guidando il ricevente dentro sé stesso. La guarigione deve elaborarla chi ne ha bisogno, su tutti i suoi livelli.

Io sono una guida nella risoluzione, ma la guarigione è di chi la raggiunge.

 

 

6) Usa le mani per guarire? 

 

Sì, posso imporre le mani, ma anche o al contempo cantare, suonare, preparare amuleti e talismani, pregare.

 

 

7) La rende orgogliosa fare questa cosa?

 

Mi fa sentire manifesta nel mondo, utile, degna e in pace, nel senso più profondo dell’essere sul giusto sentiero della mia vita.

 

 

8) Quali persone si rivolgono a lei? 

 

Ripeto: non c’è uno standard né un identikit del cliente, della persona che viene da me, perché può essere un grande magnate, un imprenditore, un produttore di software oppure  una coppia in difficoltà. Dall’impiegato di banca al dirigente, dalla persona normale al vip, alla mia vicina di casa, il mio target esperienziale è utilizzabile da chiunque: persone imbrigliate in un progetto che non decolla o definite inguaribili, sterili, malate, possedute, depresse, tristi.

Anche proprietari di animali domestici malati cui serve aiuto.

Bambini disabili.

Bambini e Ragazzi dotati di grandi sensibilità, potenziali veggenti o telepati che io istruisco.

Future celebranti o sacerdotesse…

 

 

9) Quali pratiche utilizza ?

 

 

Le più importanti sono accoglienza e amore. Il resto sono solo tecniche.

 

Alla base di tutte c’è sicuramente l’entrare in sintonia con la persona e una volta entrata in contatto con la sua vibrazione, uso diverse pratiche e interagisco sulla base di quello che ho percepito, applico la tecnica e la pratica più idonea per arrivare all’obiettivo:

 

Ascolto

Respiro

Suono

Tocco

Segnature

 

Danze

Combattimento

 

Celebrazione di equinozi e solstizi

Arti talismaniche

 

Scultura

Gioco

Musica

Preparazione di erbe, incensi, cristalli, forme geometriche sacre e candele

 

Regressioni

Massaggio olistico

Naturopatia

Iridologia

Piramidologia

Radionica

Posturologia vibrazionale

Tecniche Essene

 

P.N.L.

E.F.T

Reiky

Cranio Scarale

 

 

 

 

 

 

 

 

Parliamo di

MICHELA CHIARELLI

CUSTODE DELL’ARTE SCIAMANICA ITALIANA,

DONNA GUARDIANA MEDICINA,

di TRADIZIONE FEMMINILE, EREDITARIA E FAMILIARE…

 

 

“Vista con gli occhi di un vecchio amico:

 

L’Antica Tradizione delle guaritrici italiane è una realtà che esiste da millenni e che ha attraversato la storia fino ad arrivare ai giorni nostri; è una dimensione fatta di donne straordinarie che usano tramandare le loro conoscenze e i loro saperi ad altre donne, in forma orale.

 

Tanti di noi non sono a conoscenza di questo universo meraviglioso fatto di donne semplici e capaci, di cose inimmaginabili e sorprendenti.

 

Michela Chiarelli è una di queste donne, ultima custode vivente di questa antica tradizione familiare.

Una donna che onora e ama la vita, che vive con passione e generosità e che con grande impegno, da 40 anni, tutti i giorni e tutte le notti, è costantemente “sul campo” per portare cure, attenzioni e salute a tante persone.

 

Michela Chiarelli vive a Cavagnolo in provincia di Torino dove ha il suo studio.

 

È Donna Guardiana Medicina di Tradizione Ereditaria familiare e custode dell’Arte Sciamanica Italiana.

 

Ha scritto numerosi libri.

 

“Nella vita incontriamo persone che restano nei nostri ricordi e poi altre, come Michela, che cambiano per sempre la nostra vita.”

 

 

A questo punto rispondo alle vostre domande per definire il panorama di pratiche di Guarigione popolare Tradizionale italiana.

 

 

In realtà queste sono un ritorno alle tradizioni antiche, in cui l’essere umano viene messo al centro, con l’obiettivo di ritrovare il suo equilibrio nel pieno rispetto della Natura attorno.

 

L’essere umano è parte integrante della Natura, non può esistere al di fuori di essa.

 

Questo è un concetto che è andato perdendosi nel tempo e ha causato non pochi problemi alla nostra salute, alla capacità di relazionarci con il mondo attorno e con i nostri autentici bisogni.

 

Sono stata iniziata sincreticamente, per tradizione, alle tecniche etnico culturali del territorio Italiano e vi assicuro che nessuno mi ha regalato niente: ho attraversato prove e percorsi iniziatici spaventosi e ho conquistato con sudore e lacrime il mio sacerdozio.

I nostri antenati non seguivano un cammino spirituale per diletto o per il miglioramento di sé:  erano legati alla loro spiritualità perché erano lì per salvare la loro vita, per aiutare a guarire i loro malati e per aiutare a portare colture e animali sulle loro tavole: hanno osservato i cicli stagionali e rispettate le intemperie, hanno parlato coi tuoni e scatenato tempeste, hanno onorato animali da cui traevano nutrimento e tepore, hanno salvaguardato conoscenze e tecniche vestendole da credenze popolari per salvarsi la vita.

 

Per salvaguardare il sapere lo hanno vestito con preghiere cattoliche… ma sapevano che sarebbe venuto un giorno in cui tutto sarebbe tornato alla luce.

 

Per i nostri antenati era molto importante il concetto di stimolo e risposta neurologica meglio spiegato dal concetto fisico di azione-reazione.

 

Molte delle mie arti usano tutto ciò che possa creare uno stimolo in fisiologia, qualsiasi agente o condizione capace di indurre un mutamento dello stato fisico-chimico o dell’attività della sostanza vivente.

 

L’attitudine della sostanza vivente a reagire a uno stimolo è detta eccitabilità o irritabilità.

 

La risposta allo stimolo dipende essenzialmente dalla sua intensità, che deve essere superiore a un valore minimo (valore di soglia), al di sotto del quale lo stimolo è inefficace (s. subliminale).

Gli stimoli possono agire genericamente oppure in modo specifico su determinati organi o funzioni.   La loro natura è varia, comprendendo agenti:

 

  • fisici
  • chimici
  • farmacologici
  • biologici

 

alcuni dei quali sono di natura complessa e danno luogo ai cosiddetti “stimoli interni” come fame, sete, ecc.

Di natura complessa sono gli stimoli adeguati dei riflessi condizionati.

 

Sicuramente di base arcaica, la guarigione popolare esige che gli “apprendisti” vengano istruiti a osservare e poi creare una Stimolo-terapia Tecnica basata sulla teoria di V.P. Filatov, secondo la quale ogni tessuto vivente, posto in condizioni anormali di vita, libera sostanze speciali che, introdotte in un organismo, ne eccitano le reazioni vitali.

 

La conoscenza funzionale del sistema nervoso seguì nel passato vie di sviluppo peculiari, entro larghi limiti diverse da quelle battute dal progresso negli altri campi della fisiologia.

Considerando comparativamente i fatti, si nota che l’applicazione del metodo sperimentale portò i suoi frutti molto più tardi rispetto alla fisiologia degli altri sistemi organici, tanto da giustificare gli studiosi che ritengono non potersi parlare di neurofisiologia in senso moderno prima della fine del 19° secolo.

 

Fu allora che C.S. Sherrington (1857-1952) pose le basi del concetto di “integrazione nervosa”  con cui diede inizio a quella continuità di pensiero che ancora oggi si segue;  fu negli stessi decenni che I.P. Pavlov, con la scoperta dei riflessi condizionati, restrinse lo hiatus tra funzioni viscerali, somatiche e psichiche del sistema nervoso, aprendo alla ricerca psicofisiologica linee d’indagine tuttora percorse.

 

Haller dimostrò per primo che i muscoli possiedono in grado eminente la capacità di reagire a stimoli portati direttamente su di essi, indipendentemente dalla loro innervazione motrice.

 

Nella psicologia comportamentistica, gli stimoli vengono concepiti come mutamenti identificabili nelle condizioni ambientali che, attraverso l’eccitazione degli organi sensoriali, sono in grado di determinare una reazione nell’organismo.

 

In un’accezione diversa, ma sostanzialmente analoga, nella psicologia sociale di matrice comportamentistica, il termine è usato per indicare quella particolare classe di condizioni che determina il comportamento sociale creando riflesso o risposta condizionata.

 

Analizziamo per un attimo il riflesso in neurofisiologia, il riflesso acquisito, provocato da uno stimolo non specifico che sia stato associato ripetutamente a quello naturale: è stato scoperto da I.P. Pavlov.

 

Durante le mie sedute  analizzo con una serie di stimoli se l’energia del ricevente è in grado di fluire liberamente all’interno dei canali e dell’organismo.

 

 

La nostra è una fisiologia sui generis, in quanto non si preoccupa di meccanismi e di processi, ma solo di ‘sedi’: può essere quindi direttamente ricondotta alla neuroanatomia e, nei suoi stadi iniziali, trova riscontro nel campo della fisiologia dei riflessi nervosi automatici e immediati bypassanti la cortex e in quelle attribuzioni di funzione tipicamente galeniche, secondo le quali il cuore sinistro è la ‘sede’ del calore animale, il fegato la ‘sede’ dello spirito naturale e così via.

 

Sul cammino che avrebbe portato alla scoperta della funzione riflessa si devono ricordare le osservazioni di A. Stuart (1673-1742), di S. Hales e Whytt, che approfondirono l’analisi dei movimenti osservabili negli arti e nel tronco di animali decapitati.

 

Hales, Stuart e Whytt rilevarono nella rana la stretta dipendenza di detti movimenti dall’applicazione di stimoli, e notarono la loro scomparsa dopo la distruzione del midollo spinale.

 

Hall sperimentò sul midollo: grazie ai risultati ottenuti in varie specie animali egli affermò decisamente (1833) l’esistenza di movimenti muscolari «diversi da tutti quelli (fino allora) notati», e cioè indipendenti dalla volontà, dovuti alla stimolazione delle terminazioni nervose sensitive, e trasmessi attraverso «archi» spinali o bulbari con meccanismo riflesso.

 

Fino alla fine dell’800 gli anatomisti pensavano che le strutture craniali fossero immobili; tale convinzione era maturata dall’osservazione dei teschi dei cadaveri, in soggetti cioè privi di vita.

 

Nel 1912, quindi, il Dott. Calvin Cottan per primo avanzò la possibilità dell’esistenza di un movimento all’interno del cranio; la scoperta del sistema cranio-sacrale, e del relativo movimento presente in esso, è da attribuire ad un osteopata, il Dott. William Sutherland, il quale però negli anni ’30 non aveva a disposizione quei mezzi scientifici che gli avrebbero permesso di dimostrare le sue intuizioni.

 

Tuttavia i suoi studi fecero da base per quelli del Dott. John Upledger che dopo aver riscontrato un movimento delle ossa del cranio nel corso di un’operazione chirurgica, nel 1975 insieme ad un team di ricercatori dell’Università del Michigan, iniziò una serie di esperimenti su crani freschi, anziché su quelli chimicamente preservati che venivano generalmente usati nell’ambito della ricerca scientifica. Fu così definitivamente chiarito che il cranio non è una struttura rigida, ma semirigida, capace di micromovimenti che è anche possibile misurare.

 

Tutto questo per puntualizzare che, nella mia visione, se l’energia durante la fase di stimolo circola facilmente, la persona è abbastanza in salute e non ha particolari problemi. Quando, invece, subentrano dei blocchi nel fluire dell’energia e degli squilibri nel sistema energetico, che io riconosco in quanto si presentano sotto forma di scosse o energia elettrostatica “energia ferma” mi è permesso di individuare disturbi fisici o problemi emozionali su cui agire.

 

In questo caso, bisogna intervenire rimuovendo gli ostacoli, così che il Qi torni a scorrere nuovamente in maniera libera.

 

Dall’osservazione delle tecniche popolari, tra cui l’idea della pranoterapia e del condizionamento bioumano, si appronfondisce il concetto di energia, biointensità, bioemanazione e calore.

 

La biologia convenzionale per approntare un definitivo metodo scientifico, partendo dal semplice e popolare concetto di guarigione, basò i suoi studi sul cercare di capire  quanto questo processo di calore-energia-stimolo-riflesso-risultato-guarigione fosse spiegabile attraverso l’osservazione dei processi molecolari e accertò che le fasi di questo processoerano veramente interazioni tra macromolecole guidate dalla informazione genetica, tramite  trasmissione per contatto (DNA //RNA information-transfer)

 

Pertanto la concezione molecolare della Biologica riduzionista non riesce ad affrontare coerentemente il nexus di condivisione esistenti tra la comunicazione Epigenetica derivante dall’ ambiente e l’ informazione offerta dalla Genetica, ciò proprio in quanto tale relazione tra ambiente e organismo è di natura “Olistica”, che come tale supera i confini di scala locale della biologia ortodossa .

 

Il superamento del riduzionismo molecolare biologico necessita di includere i biocampi quantici di comunicazione non locale che, per tramite l’Entanglement quantistico, mettono in relazione l’ organismo con l’ambiente.

 

La necessità di comprendere la  “non – località ” in Biologia Quantistica è stata messa in evidenza dall’interpretazione di David Bohm del “potenziale quantico” diffuso, con cui si afferma genericamente che “gli eventi quantici che accadono in un punto qualsiasi dello spazio hanno la probabilità non nulla di influenzare istantaneamente altri eventi che avvengono anche a grande distanza”.

 

Partendo dall’affermazione di David Bohm sull’esistenza del “potenziale quantico”, voglio approfondirne le effettive potenzialità di interconnessione tra “Energia e Informazione”: pertanto considero necessaria una fondamentale revisione delle relazioni tra “entanglement” e la formazione di un biocampo di “Energia di informazione”  al fine di identificare un corpus comune di equivalenze tra l’estensione (biocampo) della comunicazione simultanea a distanza e le proprietà di comunicazione tra ambiente (realtà non locale, Epigenoma) e organismo individuale (realtà locale, Genoma ) realizzate dall’energia vitale.

 

 

Il Biocampo è individuale e soggettivo poichè legato all’unicità di ognuno di noi è per me la matrice primaria di lettura fatto di: il colore della pelle, il calore del corpo, la postura, i colori aurici questi manifestano  l’estensione dell’Entanglement e mi permettono  di descrivere  l’effettivo campo di “energia di informazione” , per me equiparabile all’Energia Vitale (Subtle Energy) energia sottile o Qi, con la quale regolo e rendo armonica, la complessa funzionalità dell’informazione epigenetica/genetica che determina l’evoluzione e lo sviluppo degli organismi viventi.

 

Quindi il Biocampo ( aura o emanazione energetica)  svolge un ruolo sostanziale nell’ innovazione “ della biologia quantica”, la quale ha tra gli obbiettivi prioritari, quello di condurre la scienza medica verso una profonda revisione dei processi sanitari.

 

Viene da sé che anche scientificamente – dopo una stasi durata secoli – si rinnovasse nel campo della fisica l’interesse verso i classici fenomeni di elettrificazione da strofinio, permettendo, con il loro studio sperimentale e sistematico, di gettare le basi dell’elettrostatica e offrire una spiegazione plausibile alle terapie del tocco e alla trasmissione del prana.

 

L’eccellente capacità del ‘fluido elettrico’ di agire come stimolo sui muscoli, rilevata dallo stesso Haller e da tutti confermata, la rapidità fulminea della sua propagazione attraverso i tessuti, le risposte muscolari ottenute per stimolazione elettrica di nervi, non potevano non colpire gli osservatori che presero a fare largo uso dell’‘elettricismo’ per provocare contrazioni muscolari stimolando sia nervi che muscoli, in preparati anatomici freschi, in animali vivi e anche direttamente sull’uomo vivente.

 

Le pratiche che scelgo di usare come E.F.T. stimolano il corpo energetico usando la stessa capacità di trasmissione del fluido elettrico con propagazione fulminea e ritmica.

 

Interagendo con i principali meridiani della medicina tradizionale cinese che coincidono con le arterie maggiori e i fasci nervosi lungo tutto il corpo in determinati punti uso il tapping  allo scopo di permettere all’energia vitale di avanzare senza impedimenti.

 

É lo stesso principio di funzionamento dell’agopuntura, solo che in questo caso non si utilizzano gli aghi bensì le dita oppure le frequenze sonore.

 

Si stimolano dei punti lungo i meridiani corporei con l’estremità di indice, anulare e medio, preferibilmente utilizzando la mano dominante e continuando per alcuni secondi tranquillizzando il ricevente con affermazioni positive.

 

 

Così facendo si contatta lo squilibrio energetico che sta causando emozioni negative o disturbi fisici.

 

Infatti, lo stimolo delle dita sui molteplici punti energetici del corpo scioglie i blocchi e gli squilibri, permettendo all’energia vitale di fluire liberamente, con il risultato di migliorare lo stato psicofisico.

 

 

 

 

Grazie dell’ attenzione

 

Michela Chiarelli

 

www.michelachiarelli.com

Tel 349 064 4265

 

FONTI e BIBLIOGRAFIA

 

(2) – http://www.caosmanagement.it/n62/art62_04.html

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