La stanza segreta era perfettamente circolare, il soffitto era a volta, in mattoni grezzi.

In quattro punti equidistanti una torcia illuminava l’ambiente con la sua luce tremula, al centro un altare di marmo bianco attraeva la mia attenzione; ai suoi piedi un elmo, una spada, una cotta di maglia metallica e un mantello azzurro sembravano già pronti per qualche misterioso rituale.

Il pavimento, di marmo grezzo, presentava due ampi cerchi concentrici con inscritta la stella di Davide. La corona, fra le due circonferenze portava incisa un iscrizione latina: “Mater ter admirabilis”, che per la mia gioventù ed emozione percepii erroneamente come “Madre Terra Ammirabile”!
Mi distesi in terra il mio corpo tremava ero nuda e poi vestita, il dolore catturava ogni angolo del mio essere.
Tra la visione e il forte desiderio di impugnare quella spada persi i sensi.

Ero sulla soglia di una meravigliosa grotta, Francesca stava al mio fianco mi disse : « Devo attraversare questa soglia, mi stanno aspettando, ma prima di andare voglio che tu sappia che la Resurrezione è un dono: rinasciamo, cara, con lo stesso cuore in corpo e mente nuova, ma il cuore porta con sé la benedizione antica.

Attraverserai terreni impervi, ma saprai ritrovare la luce » e iniziò a cantare allontanandosi : « El Adonai, shadai, Messiaah » . Quella nenia mi parve così familiare che iniziai a cantarla mentre piangevo di un dolore misto a rassegnazione, amore infinito, accettazione e paura.

 

Tratto da Il Giglio del Deserto di Titti Bellini e Michela Chiarelli@